Disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti

In unepoca caratterizzata da una pandemia, da odio, prepotenza e paura, da guerre politiche e religiose, da persecutori guidati da un credo e da stragi di innocenti, appare sempre pi urgente prestare attenzione a quei terribili segni che questi eventi possono lasciare in chi li ha vissuti e nei loro cari. Il trauma, infatti, ha un ampio raggio di azione e riesce a colpire non solo chi lo ha sperimentato direttamente, ma anche chi gli pi o meno vicino. noto, ad esempio, come i soldati che ritornavano a casa dalla guerra terrorizzavano le loro famiglie con la rabbia e lassenza emotiva che queste terribili esperienze avevano generato in loro. Questi lasciti possono spesso tramutarsi in un vero e proprio disturbo mentale, i cui effetti, se non correttamente trattati, appaiono come paralizzanti e indelebili.Il Disturbo Post-Traumatico da Stress post-traumatic stress disorder, PTSD , per lappunto, il disturbo psichiatrico che pu svilupparsi in seguito a esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale DSM-5 2013. Questa definizione utile per rendere chiaro come gli eventi potenzialmente traumatici che possono generare la sintomatologia del PTSD non sono solo guerre o battaglie, ma anche violenza fisica, sessuale e psicologica, assalti, furti, incidenti, malattie, trascuratezza, catastrofi naturali, e molti altri ancoraNegli ultimi decenni la pervasivit del PTSD nella popolazione generale stata riconosciuta in misura molto maggiore rispetto a quanto non lo fosse in passato. Studi epidemiologici hanno indicato che la maggior parte degli adulti si trova a vivere almeno un evento potenzialmente traumatico nel corso della loro vita. LOrganizzazione Mondiale della Sanit, riporta una prevalenza del PTSD che varia dallo 0.3 al 6.1 nella popolazione generale globale e di 15.4 nelle popolazioni caratterizzate da conflitti. Entrando nello specifico, sono pi di 100.000 i minori che ogni anno in Italia sono presi in carico dai servizi sociali per maltrattamento e abuso sessuale e pi di 6.743.000 sono le donne fra i 16 e i 70 anni ad aver subito nella propria vita una violenza. A queste cifre dobbiamo aggiungere le migliaia di vittime e le centinaia di migliaia di feriti che si registrano ogni anno per incidenti stradali ISTAT, 2014, le migliaia di persone lanno evacuate a causa di disastri naturali, fino a toccare le vittime del COVID-19, un numero in costante aumento, e senza contare gli effetti traumatici che, come precedentemente accennato, si estendono anche ai membri delle famiglie indirettamente toccati da questi eventi.In pi di un terzo dei casi gli individui con un episodio indice di PTSD rimangono affetti dal disturbo anche dopo molti anni, compromettendo cos, non solo la loro vita, ma anche il benessere di chi gli sta attorno.I criteri diagnostici che delineano il profilo clinico del PTSD hanno subito nel corso degli anni svariate modifiche. Nellultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, il DSM-5, pubblicata nel 2013, il PTSD non pi classificato come disturbo dansia ma entrato a far parte di una nuova categoria diagnostica denominata Disturbi correlati a traumi e agenti stressanti la quale comprende, oltre al PTSD, anche il disturbo reattivo dellattaccamento, il disturbo da impegno sociale disinibito, il disturbo da stress acuto e i disturbi delladattamento. Questo cambiamento stato guidato dal riconoscimento della variabilit dellespressione della sofferenza clinica in seguito allesposizione a eventi traumatici, che non sempre dansia o di paura, come precedentemente ritenuto, ma pu spesso presentarsi anche attraverso sintomi anedonici e disforici, sintomi di rabbia e di aggressivit esternalizzate, oppure sintomi dissociativi. Il PTSD dunque si pu verificare in seguito allesposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale DSM-5, 2013. Il soggetto pu dunque aver fatto esperienza diretta delleventoi traumaticoi, pu aver assistito alleventoi, potrebbe avere un membro della famiglia o un amico stretto che ha vissuto leventoi in modo violento o accidentale, o avere avuto una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi delleventoi traumaticoi.Premettendo che la manifestazione clinica del PTSD variabile, e che ogni soggetto pu sperimentare sintomi diversi, nel DSM-5 sono elencate alcune categorie di sintomi che sono solite presentarsi, in modo pi o meno variabile, in ogni soggetto con PTSD. linvolontaria ripetizione in maniera vivida, angosciante e compulsiva dellevento traumatico. Questo fenomeno si pu verificare attraverso ricorrenti, intrusivi e involontari ricordi spiacevoli, attraverso incubi in cui il contenuto eo le emozioni del sogno sono collegati allevento traumatico, attraverso stati dissociativi, ad esempio flashback, che possono durare da pochi secondi a diverse ore, o addirittura giorni, durante i quali la persona si comporta eo si sente come se levento si stesse riverificando. Le persone traumatizzate hanno, infatti, unattitudine a sovrapporre il loro trauma a qualunque cosa accada loro e hanno molte difficolt a decifrare cosa gli stia succedendo attorno. Quando le persone sono costantemente e compulsivamente catapultate nel passato soffrono di una perdita dellimmaginazione e della flessibilit mentale, essenziali per la qualit della vita. Limmaginazione permette, infatti, di potersi allontanare dalla routine quotidiana, permette di contemplare nuove possibilit, risveglia dalla monotonia, allevia il dolore e arricchisce le relazioni umane pi intime. Senza immaginazione non c speranza, non c modo di contemplare un futuro migliore Van der kolk, 2014. Attraverso queste ripetizioni la mente cerca di elaborare e organizzare gli stimoli eccessivamente opprimenti. Levento traumatico in s, per quanto tremendo, ha un inizio, una fase intermedia e una fine, i flashback, i ricordi e gli incubi invece possono presentarsi in qualsiasi momento in modo imprevedibile, producendo effetti in alcuni casi anche peggiori del trauma in s evitamento di tutto ci che ricordi il trauma. Ci fa si che i soggetti con questo disturbo si trovano ad evitare le persone, i luoghi e le situazioni che gli ricordano o che sono associate allevento traumatico. In questo modo la vita sociale, affettiva e lavorativa dellindividuo pu essere gravemente compromessa alterazioni di pensieri e emozioni associate alleventoi traumaticoi, ad esempio unincapacit di ricordare un aspetto importante dellevento traumatico dovuta ad amnesia dissociativa e non a lesioni alla testa, alcol o droghe, avere esagerate e persistenti convinzioni o aspettative negative relative a se stessi o ad altri eo pensieri distorti circa la causa o la conseguenza dellevento traumatico. Molti riportano anche la presenza di paralisi emotiva, il loro comportamento diviene distaccato o alienato e sono incapaci di provare emozioniun soggetto con PTSD ha buone probabilit di sviluppare sintomi attivi questi individui riportano difficolt a dormire e a concentrarsi, irritabilit e ipervigilanza e mettono spesso in atto comportamenti spericolati o autodistruttivi. Tutto ci pu interferire significativamente con le attivit lavorative, con il funzionamento sociale e familiare, al punto da portare, in molti casi, a disoccupazione, separazioni, divorzi e difficolt genitoriali.In alcuni soggetti i sintomi non si presentano immediatamente dopo levento traumatico ma in un periodo successivo, che pu andare dalle settimane agli anni. Il disturbo pu essere abbastanza grave e duraturo da compromettere la vita quotidiana e, nei casi estremi, far nascere tendenze suicide.Vediamo ora, brevemente, gli altri due quadri diagnostici attinenti, che possono svilupparsi in seguito ad un trauma Il Disturbo da Stress Acuto, anchesso definito come disturbo che pu insorgere in seguito a esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale DSM-5 2013. Bench il disturbo da stress acuto possa progredire verso il PTSD dopo un mese dallesposizione allevento traumatico, pu anche essere una risposta transitoria che si pu risolvere prima di sfociare nel disturbo pi grave. La diagnosi differenziale basata quindi unicamente sulla durata del quadro sintomatologico, che nel disturbo da stress acuto varia da un minimino di tre giorni, ad un massimo di un mese dopo lesposizione allevento traumatico. Nonostante la durata limitata del disturbo, importante intervenire quanto prima, in quanto i soggetti che vivono questo disturbo hanno livelli di ansia estremi che possono interferire con il sonno, i livelli di energia e la capacit di pensare e di prestare attenzione ai compiti. Inoltre levitamento, che solitamente viene messo in atto, pu comportare il ritiro generalizzato da molte situazioni, e ci pu compromettere il funzionamento in ambito sociale, interpersonale o lavorativo Il Disturbo dellAdattamento, la cui caratteristica fondamentale la presenza di sintomi emotivi o comportamentali in risposta a un evento stressante identificabile DSM-5 2013. Anche in questo caso, il principale elemento che ci permette di effettuare una diagnosi differenziale il tempo si pu diagnosticare un disturbo delladattamento immediatamente e fino a sei mesi in seguito allesposizione allevento traumatico. Inoltre, si effettua una diagnosi del disturbo delladattamento quando i sintomi non soddisfano i livelli di gravit richiesti dal PTSD e dal Disturbo da Stress Acuto. Fondamentale poi distinguere questo quadro clinico da una normale reazione allo stress. Quando accadono cose spiacevoli, la maggior parte delle persone turbata, provando lievi sintomi dansia eo depressivi, ritirandosi momentaneamente dal mondo esterno questo normale e non corrisponde in alcun caso ad alcun disturbo mentale. La diagnosi viene effettuata solo quando i livelli di sofferenza superano quelli che normalmente ci si aspetterebbe considerando anche la cultura di appartenenza, o quando levento avverso causa una compromissione funzionale.BibliografiaAMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION 2014. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano Raffaello Cortina. LibroPsicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

Disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti
Disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti
1000-667
novembre
23
Disturbi correlati ad eventi traumatici e stressanti
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
In un’epoca caratterizzata da una pandemia, da odio, prepotenza e paura, da guerre politiche e religiose, da persecutori guidati da un ‘credo’ e da stragi di innocenti, appare sempre più urgente prestare attenzione a quei terribili segni che questi eventi possono lasciare in chi li ha vissuti e nei loro cari. Il trauma, infatti, ha un ampio raggio di azione e riesce a colpire non solo chi lo ha sperimentato direttamente, ma anche chi gli è più o meno vicino. È noto, ad esempio, come i soldati che ritornavano a casa dalla guerra terrorizzavano le loro famiglie con la rabbia e l’assenza emotiva che queste terribili esperienze avevano generato in loro. Questi lasciti possono spesso tramutarsi in un vero e proprio disturbo mentale, i cui effetti, se non correttamente trattati, appaiono come paralizzanti e indelebili.

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (post-traumatic stress disorder, PTSD) è, per l’appunto, il disturbo psichiatrico che può svilupparsi in seguito a “esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale” (DSM-5; 2013). Questa definizione è utile per rendere chiaro come gli eventi potenzialmente traumatici che possono generare la sintomatologia del PTSD non sono solo guerre o battaglie, ma anche violenza fisica, sessuale e psicologica, assalti, furti, incidenti, malattie, trascuratezza, catastrofi naturali, e molti altri ancora…



Negli ultimi decenni la pervasività del PTSD nella popolazione generale è stata riconosciuta in misura molto maggiore rispetto a quanto non lo fosse in passato. Studi epidemiologici hanno indicato che la maggior parte degli adulti si trova a vivere almeno un evento potenzialmente traumatico nel corso della loro vita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, riporta una prevalenza del PTSD che varia dallo 0.3% al 6.1% nella popolazione generale globale e di 15.4% nelle popolazioni caratterizzate da conflitti. Entrando nello specifico, sono più di 100.000 i minori che ogni anno in Italia sono presi in carico dai servizi sociali per maltrattamento e abuso sessuale e più di 6.743.000 sono le donne fra i 16 e i 70 anni ad aver subito nella propria vita una violenza. A queste cifre dobbiamo aggiungere le migliaia di vittime e le centinaia di migliaia di feriti che si registrano ogni anno per incidenti stradali (ISTAT, 2014), le migliaia di persone l’anno evacuate a causa di disastri naturali, fino a toccare le vittime del COVID-19, un numero in costante aumento, e senza contare gli effetti traumatici che, come precedentemente accennato, si estendono anche ai membri delle famiglie indirettamente toccati da questi eventi.
In più di un terzo dei casi gli individui con un episodio indice di PTSD rimangono affetti dal disturbo anche dopo molti anni, compromettendo così, non solo la loro vita, ma anche il benessere di chi gli sta attorno.



I criteri diagnostici che delineano il profilo clinico del PTSD hanno subito nel corso degli anni svariate modifiche. Nell’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, il DSM-5, pubblicata nel 2013, il PTSD non è più classificato come disturbo d’ansia ma è entrato a far parte di una nuova categoria diagnostica denominata “Disturbi correlati a traumi e agenti stressanti” la quale comprende, oltre al PTSD, anche il disturbo reattivo dell'attaccamento, il disturbo da impegno sociale disinibito, il disturbo da stress acuto e i disturbi dell'adattamento. Questo cambiamento è stato guidato dal riconoscimento della variabilità dell'espressione della sofferenza clinica in seguito all'esposizione a eventi traumatici, che non sempre è d'ansia o di paura, come precedentemente ritenuto, ma può spesso presentarsi anche attraverso sintomi anedonici e disforici, sintomi di rabbia e di aggressività esternalizzate, oppure sintomi dissociativi.
Il PTSD dunque si può verificare in seguito all’“esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale” (DSM-5, 2013). Il soggetto può dunque aver fatto esperienza diretta dell’evento/i traumatico/i, può aver assistito all’evento/i, potrebbe avere un membro della famiglia o un amico stretto che ha vissuto l’evento/i (in modo violento o accidentale), o avere avuto una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento/i traumatico/i.
Premettendo che la manifestazione clinica del PTSD è variabile, e che ogni soggetto può sperimentare sintomi diversi, nel DSM-5 sono elencate alcune categorie di sintomi che sono solite presentarsi, in modo più o meno variabile, in ogni soggetto con PTSD.

• l’involontaria ripetizione in maniera vivida, angosciante e compulsiva dell’evento traumatico. Questo fenomeno si può verificare attraverso ricorrenti, intrusivi e involontari ricordi spiacevoli, attraverso incubi in cui il contenuto e/o le emozioni del sogno sono collegati all'evento traumatico, attraverso stati dissociativi, ad esempio flashback, che possono durare da pochi secondi a diverse ore, o addirittura giorni, durante i quali la persona si comporta e/o si sente come se l’evento si stesse riverificando. Le persone traumatizzate hanno, infatti, un’attitudine a sovrapporre il loro trauma a qualunque cosa accada loro e hanno molte difficoltà a decifrare cosa gli stia succedendo attorno. Quando le persone sono costantemente e compulsivamente catapultate nel passato soffrono di una perdita dell’immaginazione e della flessibilità mentale, essenziali per la qualità della vita. L’immaginazione permette, infatti, di potersi allontanare dalla routine quotidiana, permette di contemplare nuove possibilità, risveglia dalla monotonia, allevia il dolore e arricchisce le relazioni umane più intime. Senza immaginazione non c’è speranza, non c’è modo di contemplare un futuro migliore (Van der kolk, 2014). Attraverso queste ripetizioni la mente cerca di elaborare e organizzare gli stimoli eccessivamente opprimenti. L’evento traumatico in sé, per quanto tremendo, ha un inizio, una fase intermedia e una fine, i flashback, i ricordi e gli incubi invece possono presentarsi in qualsiasi momento in modo imprevedibile, producendo effetti in alcuni casi anche peggiori del trauma in sé;
• evitamento di tutto ciò che ricordi il trauma. Ciò fa si che i soggetti con questo disturbo si trovano ad evitare le persone, i luoghi e le situazioni che gli ricordano o che sono associate all’evento traumatico. In questo modo la vita sociale, affettiva e lavorativa dell’individuo può essere gravemente compromessa;
• alterazioni di pensieri e emozioni associate all’evento/i traumatico/i, ad esempio un'incapacità di ricordare un aspetto importante dell'evento traumatico (dovuta ad amnesia dissociativa e non a lesioni alla testa, alcol o droghe), avere esagerate e persistenti convinzioni o aspettative negative relative a se stessi o ad altri e/o pensieri distorti circa la causa o la conseguenza dell’evento traumatico. Molti riportano anche la presenza di paralisi emotiva, il loro comportamento diviene distaccato o alienato e sono incapaci di provare emozioni;
un soggetto con PTSD ha buone probabilità di sviluppare sintomi attivi: questi individui riportano difficoltà a dormire e a concentrarsi, irritabilità e ipervigilanza e mettono spesso in atto comportamenti spericolati o autodistruttivi. Tutto ciò può interferire significativamente con le attività lavorative, con il funzionamento sociale e familiare, al punto da portare, in molti casi, a disoccupazione, separazioni, divorzi e difficoltà genitoriali.

In alcuni soggetti i sintomi non si presentano immediatamente dopo l’evento traumatico ma in un periodo successivo, che può andare dalle settimane agli anni. Il disturbo può essere abbastanza grave e duraturo da compromettere la vita quotidiana e, nei casi estremi, far nascere tendenze suicide.



Vediamo ora, brevemente, gli altri due quadri diagnostici attinenti, che possono svilupparsi in seguito ad un trauma:
• Il Disturbo da Stress Acuto, anch’esso definito come disturbo che può insorgere in seguito a “esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale” (DSM-5; 2013). Benchè il disturbo da stress acuto possa progredire verso il PTSD dopo un mese dall’esposizione all’evento traumatico, può anche essere una risposta transitoria che si può risolvere prima di sfociare nel disturbo più grave. La diagnosi differenziale è basata quindi unicamente sulla durata del quadro sintomatologico, che nel disturbo da stress acuto varia da un minimino di tre giorni, ad un massimo di un mese dopo l’esposizione all’evento traumatico. Nonostante la durata limitata del disturbo, è importante intervenire quanto prima, in quanto i soggetti che vivono questo disturbo hanno livelli di ansia estremi che possono interferire con il sonno, i livelli di energia e la capacità di pensare e di prestare attenzione ai compiti. Inoltre l’evitamento, che solitamente viene messo in atto, può comportare il ritiro generalizzato da molte situazioni, e ciò può compromettere il funzionamento in ambito sociale, interpersonale o lavorativo;
• Il Disturbo dell’Adattamento, la cui caratteristica fondamentale è “la presenza di sintomi emotivi o comportamentali in risposta a un evento stressante identificabile” (DSM-5; 2013). Anche in questo caso, il principale elemento che ci permette di effettuare una diagnosi differenziale è il tempo: si può diagnosticare un disturbo dell’adattamento immediatamente e fino a sei mesi in seguito all’esposizione all’evento traumatico. Inoltre, si effettua una diagnosi del disturbo dell’adattamento quando i sintomi non soddisfano i livelli di gravità richiesti dal PTSD e dal Disturbo da Stress Acuto. Fondamentale è poi distinguere questo quadro clinico da una normale reazione allo stress. Quando accadono cose spiacevoli, la maggior parte delle persone è turbata, provando lievi sintomi d’ansia e/o depressivi, ritirandosi momentaneamente dal mondo esterno; questo è normale e non corrisponde in alcun caso ad alcun disturbo mentale. La diagnosi viene effettuata solo quando i livelli di sofferenza superano quelli che normalmente ci si aspetterebbe (considerando anche la cultura di appartenenza), o quando l’evento avverso causa una compromissione funzionale.


Bibliografia
AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina. (Libro)




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    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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    Analisi Transazionale,
    Lavoro secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale (A.T.), teoria psicologica e approccio di psicoterapia che, pur essendo figlia della Psicoanalisi, ha come punto di forza l’utilizzo di concetti concreti, tangibili, e facilmente comprensibili.
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    Secondo questo modello tutti i modi in cui gli individui si comportano, pensano, e sentono, possono essere ricondotti a tre stati dell’Io, chiamati “Genitore”, “Adulto” e “Bambino”.
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