Disturbi depressivi

La depressione una delle malattie pi diffuse al mondo e in costante aumento. Essere affetti da un disturbo depressivo significa guardare il mondo attraverso degli occhiali con lenti scure che filtrano la realt, rendendola pi cupa e dolorosa. I soggetti che vivono questa condizione hanno un tono dellumore flesso, possono sentirsi irritabili e sperimentano modificazioni somatiche che incidono in modo significativo sulla capacit di funzionamento dellindividuo. Si tratta di individui che spesso rivolgono contro s stessi i sentimenti negativi, sperimentando un profondo senso di inadeguatezza, di colpa e di vergogna. Nella teoria psicodinamica sono state individuate due tipologie di problematiche depressive quella introiettiva, caratterizzata da sensi di colpa, da tendenza allautocritica, alla svalutazione di se stessi e al perfezionismo sono soggetti portati a sentirsi responsabili per le cose negative che accadono, nella convinzione che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato in loro e che non riusciranno mai soddisfare le aspettative degli altri e quella anaclitica, contraddistinta da unalta reattivit alla perdita e al rifiuto, da sentimenti di inadeguatezza, di vuoto e di incompletezza sono soggetti che sentono di essere soli e indifesi e che temono di non riuscire a vivere relazioni caratterizzate da intimit, fiducia e calore.Il DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, include nella categoria dei disturbi depressivi il disturbo da disregolazione dellumore dirompente riferito al quadro clinico di bambini e ragazzi, tra i 6 e i 18 anni, con irritabilit persistente e frequenti episodi di discontrollo comportamentale estremo, il disturbo depressivo maggiore condizione classica di questo gruppo di disturbi, e il disturbo depressivo persistente una forma di depressione pi cronica, in cui lalterazione dellumore deve avere una durata di almeno 2 anni. La differenza tra questi diversi quadri diagnostici sta, appunto, nella loro durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia. Per porre una diagnosi di disturbo depressivo maggiore fondamentale distinguere lepisodio depressivo dallemozione adattiva della tristezza ad es. un lutto, per quanto possa indurre grande sofferenza, non detto che porti necessariamente a sviluppare una sintomatologia tipica del disturbo depressivo maggiore, sebbene questa situazione possa, in alcuni casi di elevata vulnerabilit, verificarsi e portare al lutto patologico e dal dolore fisiologico. Il disturbo depressivo maggiore non , infatti, solo una forma di estrema tristezza, ma un disturbo che colpisce sia la mente sia il corpo, compresi il sistema cognitivo, il comportamento, il sistema immunitario e il sistema nervoso periferico. Esso interferisce con il funzionamento lavorativo, relazionale e scolastico di chi lo vive.I sintomi tipici del disturbo depressivo maggiore da sperimentare per almeno due settimane e del disturbo depressivo persistente da sperimentare per almeno due anni sono sentimenti di tristezza, di vuoto, di disperazione, sperimentati per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni come riportato dal soggetto o da altri marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attivit scarso appetito o, al contrario, iperfagia con conseguente significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso insonnia o ipersonnia agitazione o rallentamento psicomotorio ridotta capacit di pensare o di concentrarsi pensieri ricorrenti di morte eo ideazione suicidaria con o senza un piano specificoUn episodio depressivo pu avere, inoltre, esordio durante la gravidanza o immediatamente dopo al parto. Le donne con episodi depressivi maggiori nel postpartum tendono a presentare anche grave ansia e attacchi di panico. La depressione pu anche avere un andamento stagionale. Vi , infatti, una relazione tra lesordio degli episodi depressivi maggiore, la remissione dei suoi sintomi e un particolare periodo dellanno nella maggior parte dei casi il disturbo di verifica in autunno o inverno e va in remissione in primavera. Questo andamento stagionale non deve essere meglio spiegato da fattori psicosociali stressanti collegati a determinati periodi dellanno come, ad esempio, la disoccupazione stagionale o un periodo desami universitario. Inoltre, let sembra essere un forte predittore di stagionalit, dove persone pi giovani hanno un rischio maggiore per episodi depressivi invernali.BibliografiaAMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION 2014. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano Raffaello Cortina. LibroLINGIARDI, V. McWILLIAMS, N. 2018. PDM-2. Manuale Diagnostico Psicodinamico. Milano Raffaello Cortina Editore. LibroPsicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

Disturbi depressivi
Disturbi depressivi
1000-667
novembre
23
Disturbi depressivi
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
La depressione è una delle malattie più diffuse al mondo e in costante aumento. Essere affetti da un disturbo depressivo significa guardare il mondo attraverso degli occhiali con lenti scure che filtrano la realtà, rendendola più cupa e dolorosa. I soggetti che vivono questa condizione hanno un tono dell’umore flesso, possono sentirsi irritabili e sperimentano modificazioni somatiche che incidono in modo significativo sulla capacità di funzionamento dell’individuo. Si tratta di individui che spesso rivolgono contro sé stessi i sentimenti negativi, sperimentando un profondo senso di inadeguatezza, di colpa e di vergogna.

Nella teoria psicodinamica sono state individuate due tipologie di problematiche depressive: quella introiettiva, caratterizzata da sensi di colpa, da tendenza all’autocritica, alla svalutazione di se stessi e al perfezionismo (sono soggetti portati a sentirsi responsabili per le cose negative che accadono, nella convinzione che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato in loro e che non riusciranno mai soddisfare le aspettative degli altri); e quella anaclitica, contraddistinta da un’alta reattività alla perdita e al rifiuto, da sentimenti di inadeguatezza, di vuoto e di incompletezza (sono soggetti che sentono di essere soli e indifesi e che temono di non riuscire a vivere relazioni caratterizzate da intimità, fiducia e calore).

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), include nella categoria dei disturbi depressivi il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (riferito al quadro clinico di bambini e ragazzi, tra i 6 e i 18 anni, con irritabilità persistente e frequenti episodi di discontrollo comportamentale estremo), il disturbo depressivo maggiore (condizione classica di questo gruppo di disturbi), e il disturbo depressivo persistente (una forma di depressione più cronica, in cui l’alterazione dell’umore deve avere una durata di almeno 2 anni). La differenza tra questi diversi quadri diagnostici sta, appunto, nella loro durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia.



Per porre una diagnosi di disturbo depressivo maggiore è fondamentale distinguere l’episodio depressivo dall’emozione adattiva della tristezza (ad es. un lutto, per quanto possa indurre grande sofferenza, non è detto che porti necessariamente a sviluppare una sintomatologia tipica del disturbo depressivo maggiore, sebbene questa situazione possa, in alcuni casi di elevata vulnerabilità, verificarsi e portare al “lutto patologico”) e dal dolore fisiologico. Il disturbo depressivo maggiore non è, infatti, solo una forma di estrema tristezza, ma è un disturbo che colpisce sia la mente sia il corpo, compresi il sistema cognitivo, il comportamento, il sistema immunitario e il sistema nervoso periferico. Esso interferisce con il funzionamento lavorativo, relazionale e scolastico di chi lo vive.

I sintomi tipici del disturbo depressivo maggiore (da sperimentare per almeno due settimane) e del disturbo depressivo persistente (da sperimentare per almeno due anni) sono:
sentimenti di tristezza, di vuoto, di disperazione, sperimentati per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (come riportato dal soggetto o da altri);
marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività
scarso appetito o, al contrario, iperfagia (con conseguente significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso);
insonnia o ipersonnia;
agitazione o rallentamento psicomotorio;
ridotta capacità di pensare o di concentrarsi;
pensieri ricorrenti di morte e/o ideazione suicidaria (con o senza un piano specifico);


Un episodio depressivo può avere, inoltre, esordio durante la gravidanza o immediatamente dopo al parto. Le donne con episodi depressivi maggiori nel postpartum tendono a presentare anche grave ansia e attacchi di panico.
La depressione può anche avere un andamento stagionale. Vi è, infatti, una relazione tra l’esordio degli episodi depressivi maggiore, la remissione dei suoi sintomi e un particolare periodo dell’anno (nella maggior parte dei casi il disturbo di verifica in autunno o inverno e va in remissione in primavera). Questo andamento stagionale non deve essere meglio spiegato da fattori psicosociali stressanti collegati a determinati periodi dell’anno (come, ad esempio, la disoccupazione stagionale o un periodo d’esami universitario). Inoltre, l’età sembra essere un forte predittore di stagionalità, dove persone più giovani hanno un rischio maggiore per episodi depressivi invernali.



Bibliografia
AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina. (Libro)


LINGIARDI, V. & McWILLIAMS, N. (2018). PDM-2. Manuale Diagnostico Psicodinamico. Milano: Raffaello Cortina Editore. (Libro)


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    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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    Analisi Transazionale,
    Lavoro secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale (A.T.), teoria psicologica e approccio di psicoterapia che, pur essendo figlia della Psicoanalisi, ha come punto di forza l’utilizzo di concetti concreti, tangibili, e facilmente comprensibili.
    Modello degli stati dell’Io
    Secondo questo modello tutti i modi in cui gli individui si comportano, pensano, e sentono, possono essere ricondotti a tre stati dell’Io, chiamati “Genitore”, “Adulto” e “Bambino”.
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