Disturbi dellalimentazione

I disturbi della nutrizione e dellalimentazione sono patologie caratterizzate da comportamenti inerenti lalimentazione, che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo, e da uneccessiva preoccupazione per il peso e per le proprie forme del corpo, che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.Tali disturbi tipicamente insorgono durante ladolescenza o nella prima et adulta, e hanno una maggiore prevalenza nel sesso femminile. Il DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali include, oltre ai pi famosi disturbi come lanoressia nervosa e la bulimia nervosa esposti nel dettaglio in seguito anche la pica persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare e non commestibili, come lana, capelli, carta, terra, ecc il disturbo della ruminazione ripetuto rigurgito di cibo, che pu poi essere rimasticato, ringoiato o sputato il disturbo evitanterestrittivo dellassunzione di cibo mancanza di interesse per latto del mangiare o per il cibo, evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo, preoccupazione relativa alle conseguenze negative del mangiare e disturbo da binge eating ricorrenti episodi di abbuffata, con sensazione di perdita del controllo durante gli episodi.Andiamo ora a vedere i sintomi principali dellAnoressia Nervosa e della Bulimia nervosa.Anoressia nervosa restrizione nellassunzione di calorie in relazione alle necessit, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di et, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso definito come un peso inferiore al minimo nomale, oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo previsto intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi alterazione del modo in cui viene vissuto dallindividuo il peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravit dellattuale condizione di sottopesoIl livello minimo di gravit dellanoressia si basa, per gli adulti, sullattuale indice di massa corporea IMC peso in chilogrammialtezza in m2 e per bambini e adolescenti, sui percentili dellIMC.Lieve IMC 17 kgm2Moderata IMC 16-16,99 kgm2Grave IMC 15-15,99 kgm2Estrema IMC 15 kgm2Bulimia nervosa ricorrenti episodi di abbuffata con sensazione di perdita del controllo durante gli episodi ovvero non riuscire ad astenersi o a smettere di mangiare una volta iniziato ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire laumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attivit fisica eccessiva.Una caratteristica fondamentale dei soggetti con anoressia nervosa e bulimia nervosa, la presenza di dismorfismo corporeo, ovvero di unalterata percezione della propria immagine corporea linsieme di percezioni, pensieri ed emozioni che una persona esperisce riguardo al suo corpo, che pu arrivare ad essere un vero e proprio disturbo disturbo di dismorfismo corporeo. Chi soffre di questi disturbi, quindi, perde la capacit di osservare oggettivamente il proprio corpo, tendendo a fossilizzarsi e a ingigantire piccoli difetti, percependosi pi grassi di quello che si o, comunque, non magri abbastanza, anche quando si in situazioni di grave sottopeso. La paura di diventare grassi non solitamente alleviata dalla perdita di peso ma, al contrario, la preoccupazione per laumento del peso pu crescere anche se il peso diminuisce. Alcuni individui si sentono globalmente in sovrappeso, altri ammettono di essere magri ma con la convinzione che alcune parti del corpo solitamente addome, glutei e cosce siano troppo grasse. Questi pazienti possono adottare le tecniche pi disparate per valutare le dimensioni e il peso del corpo, come pesarsi di continuo, misurare ossessivamente certe parti del corpo e stare continuamente davanti allo specchio per controllare le zone del corpo viste come critiche. Tale percezione distorta va ad influenzare fortemente lautostima del soggetto, come se il suo valore dipendesse unicamente dal numero segnato sulla bilancia, dalla taglia dei propri vestiti o dalla sporgenza di alcune ossa, ed proprio questa insoddisfazione verso il proprio corpo a rappresentare uno dei maggiori fattori di rischio e di mantenimento dei disturbi dellalimentazione.La polarizzazione dei pensieri sulle problematiche relative al cibo e al corpo rappresenta per questi soggetti una strategia per tenere sotto controllo le proprie paure tutto ci per avviene a scapito della capacit di entrare in contatto con gli altri e di godere delle emozioni positive. A tal proposito, altre caratteristiche associate a questi disturbi comprendono preoccupazioni nel mangiare in pubblico, gli individui con bulimia nervosa, ad esempio, si vergognano dei loro problemi con lalimentazione e tentano di nascondere i loro sintomi le abbuffate avvengono in solitudine, quanto pi segretamente possibile, sentimenti di inadeguatezza e bassa autostima, un forte desiderio di tenere lambiente circostante sotto controllo, rigidit mentale, perfezionismo, maggiori tassi di impulsivit, ridotta spontaneit sociale ed espressivit emotiva eccessivamente repressa, pensiero dicotomico del tipo tutto o nulla, in cui la persona, ad esempio, dopo aver mangiato piccole quantit di cibo non consentito dalla rigida dieta che si sta seguendo si auto boicotta guidata dal pensiero ormai ho rovinato tutto e prosegue nellabbuffata, segni e sintomi depressivi e manifestazioni ossessivo-compulsive, correlate o meno al cibo.Le condotte compensatorie dei pazienti bulimici vanno a ridurre la sensazione di malessere fisico, oltre che la paura di aumentare di peso, ma in alcuni casi esse diventano lobiettivo in s ad esempio un individuo si abbuffer proprio per vomitare, oppure vomiter anche dopo aver mangiato piccole quantit di cibo. Lantecedente pi comune allepisodio bulimico legato allaver sperimentato unemozione negativa, fattori interpersonali stressanti, restrizione dietetica, sentimenti negativi correlati al peso e alla forma del corpo e al cibo, noia. Labbuffata minimizza il fattore che ha scatenato lepisodio nel breve termine, ma lautosvalutazione e la disforia sono spesso conseguenze ritardate. Gli effetti positivi sono, infatti, ben presto sostituiti da una profonda angoscia legata alla paura di ingrassare e ai sensi di colpa per la perdita dellautocontrollo. Tra i metodi di compensazione il vomito ha anche un ruolo fisiologico nel rischio di avere ulteriori crisi bulimiche laumento dellinsulina e lipoglicemia che segue gli episodi di vomito possono infatti determinare un aumento della fame e innescare una nuova crisi bulimica. Il vomito ripetuto, inoltre, secondo alcuni studi, determinerebbe una diminuzione del metabolismo basale. raro che un soggetto con anoressia nervosa ricerchi un consulto in quanto preoccupato per leccessivo dimagrimento di per s, come ci dicevamo, infatti, spesso questi individui negano il problema o appaiono privi di consapevolezza circa le conseguenze delle loro abitudini alimentari scorrette. La perdita di peso per questi soggetti rappresenta una conquista ragguardevole e un segno di straordinaria disciplina, mentre laumento di peso viene percepito come uninaccettabile mancanza di autocontrollo. In genere sono i familiari di questi pazienti a contattare uno specialista in cerca di aiuto, preoccupati per la vita dei loro congiunti. Il semi-digiuno, le abbuffate e le condotte di eliminazione possono facilmente condurre a condizioni mediche significative e potenzialmente pericolose per la vita sia dei pazienti anoressici che di quelli bulimici. Nel caso dellanoressia, sono comuni disturbi fisiologici come amenorrea e anomalie dei parametri vitali e, mentre la maggior parte di questi disturbi reversibile con la riabilitazione nutrizionale, alcuni, compresi la perdita di densit minerale ossea, sono spesso non completamente reversibili. Nel caso dei soggetti bulimici, spesso frequente irregolarit del ciclo mestruale o amenorrea, a volte sono presenti alterazioni dellequilibrio elettrolitico come conseguenza al frequente ricorso a condotte di eliminazione, possono, inoltre, verificarsi lacerazioni esofagee, rottura gastrica, prolasso rettale, sintomi gastrointestinali e aritmie cardiache, oltre che lo sviluppo di una dipendenza da lassativi.Lapproccio pi efficace per il trattamento dei disturbi alimentari quello multidisciplinare e integrato. importante, infatti, la collaborazione di diverse figure professionali tra cui psicoterapeuti, nutrizionisti, medici, psichiatri ecc Solitamente il trattamento consiste nei seguenti passaggi diagnosticare e trattare le complicanze mediche aumentare la motivazione e la collaborazione al trattamento aumentare il peso corporeo nellanoressia ristabilire unalimentazione adeguata affrontare gli aspetti sintomatologici dieta, digiuno, vomito, abuso di lassativi, diuretici, iperattivit correggere i pensieri e gli atteggiamenti patologici riguardo al cibo e al peso curare i disturbi psichiatrici associati al disturbo dellalimentazione cercare la collaborazione e fornire sostegno ed informazioni ai familiari aumentare il livello di autostima prevenire le ricaduteNel trattamento dei disturbi alimentari in cui sono presenti abbuffate si sta ottenendo un sempre maggiore riconoscimento per lutilizzo della mindfulness. In particolare esiste un protocollo specifico per il disturbo da binge eating, la Mindfulness Based Eating Awareness Training MB-EAT.AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION 2014. DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano Raffaello Cortina. LibroPsicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

Disturbi dell'alimentazione
Disturbi dell'alimentazione
1000-667
novembre
23
Disturbi dell'alimentazione
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da comportamenti inerenti l’alimentazione, che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo, e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le proprie forme del corpo, che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.
Tali disturbi tipicamente insorgono durante l’adolescenza o nella prima età adulta, e hanno una maggiore prevalenza nel sesso femminile.
Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) include, oltre ai più famosi disturbi come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa (esposti nel dettaglio in seguito) anche la pica (persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare e non commestibili, come lana, capelli, carta, terra, ecc…); il disturbo della ruminazione (ripetuto rigurgito di cibo, che può poi essere rimasticato, ringoiato o sputato); il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (mancanza di interesse per l’atto del mangiare o per il cibo, evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo, preoccupazione relativa alle conseguenze negative del mangiare); e disturbo da binge eating (ricorrenti episodi di abbuffata, con sensazione di perdita del controllo durante gli episodi).


Andiamo ora a vedere i sintomi principali dell’Anoressia Nervosa e della Bulimia nervosa.

Anoressia nervosa:
restrizione nell’assunzione di calorie in relazione alle necessità, che porta a un peso corporeo significativamente basso nel contesto di età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica. Il peso corporeo significativamente basso è definito come un peso inferiore al minimo nomale, oppure, per bambini e adolescenti, meno di quello minimo previsto;
• intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi;
alterazione del modo in cui viene vissuto dall’individuo il peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sui livelli di autostima, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità dell’attuale condizione di sottopeso

Il livello minimo di gravità dell’anoressia si basa, per gli adulti, sull’attuale indice di massa corporea (IMC= peso in chilogrammi/altezza in m2) e per bambini e adolescenti, sui percentili dell’IMC.
Lieve: IMC ≥ 17 kg/m2
Moderata: IMC 16-16,99 kg/m2
Grave: IMC 15-15,99 kg/m2
Estrema: IMC < 15 kg/m2


Bulimia nervosa:
ricorrenti episodi di abbuffata con sensazione di perdita del controllo durante gli episodi (ovvero non riuscire ad astenersi o a smettere di mangiare una volta iniziato);
ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica eccessiva.
 





Una caratteristica fondamentale dei soggetti con anoressia nervosa e bulimia nervosa, è la presenza di dismorfismo corporeo, ovvero di un’alterata percezione della propria immagine corporea (l’insieme di percezioni, pensieri ed emozioni che una persona esperisce riguardo al suo corpo), che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo (disturbo di dismorfismo corporeo). Chi soffre di questi disturbi, quindi, perde la capacità di osservare oggettivamente il proprio corpo, tendendo a fossilizzarsi e a ingigantire piccoli difetti, percependosi più grassi di quello che si è o, comunque, non magri abbastanza, anche quando si è in situazioni di grave sottopeso. La paura di diventare grassi non è solitamente alleviata dalla perdita di peso ma, al contrario, la preoccupazione per l’aumento del peso può crescere anche se il peso diminuisce. Alcuni individui si sentono globalmente in sovrappeso, altri ammettono di essere magri ma con la convinzione che alcune parti del corpo (solitamente addome, glutei e cosce) siano “troppo grasse”. Questi pazienti possono adottare le tecniche più disparate per valutare le dimensioni e il peso del corpo, come pesarsi di continuo, misurare ossessivamente certe parti del corpo e stare continuamente davanti allo specchio per controllare le zone del corpo viste come critiche. Tale percezione distorta va ad influenzare fortemente l’autostima del soggetto, come se il suo valore dipendesse unicamente dal numero segnato sulla bilancia, dalla taglia dei propri vestiti o dalla sporgenza di alcune ossa, ed è proprio questa insoddisfazione verso il proprio corpo a rappresentare uno dei maggiori fattori di rischio e di mantenimento dei disturbi dell’alimentazione.
La polarizzazione dei pensieri sulle problematiche relative al cibo e al corpo rappresenta per questi soggetti una strategia per tenere sotto controllo le proprie paure; tutto ciò però avviene a scapito della capacità di entrare in contatto con gli altri e di godere delle emozioni positive. A tal proposito, altre caratteristiche associate a questi disturbi comprendono preoccupazioni nel mangiare in pubblico, (gli individui con bulimia nervosa, ad esempio, si vergognano dei loro problemi con l’alimentazione e tentano di nascondere i loro sintomi; le abbuffate avvengono in solitudine, quanto più segretamente possibile), sentimenti di inadeguatezza e bassa autostima, un forte desiderio di tenere l’ambiente circostante sotto controllo, rigidità mentale, perfezionismo, maggiori tassi di impulsività, ridotta spontaneità sociale ed espressività emotiva eccessivamente repressa, pensiero dicotomico (del tipo tutto o nulla, in cui la persona, ad esempio, dopo aver mangiato piccole quantità di cibo non consentito dalla rigida dieta che si sta seguendo si auto boicotta guidata dal pensiero “ormai ho rovinato tutto” e prosegue nell’abbuffata), segni e sintomi depressivi e manifestazioni ossessivo-compulsive, correlate o meno al cibo.
Le condotte compensatorie dei pazienti bulimici vanno a ridurre la sensazione di malessere fisico, oltre che la paura di aumentare di peso, ma in alcuni casi esse diventano l’obiettivo in sé; ad esempio un individuo si abbufferà proprio per vomitare, oppure vomiterà anche dopo aver mangiato piccole quantità di cibo. L’antecedente più comune all’episodio bulimico è legato all’aver sperimentato un’emozione negativa, fattori interpersonali stressanti, restrizione dietetica, sentimenti negativi correlati al peso e alla forma del corpo e al cibo, noia. L’abbuffata minimizza il fattore che ha scatenato l’episodio nel breve termine, ma l’autosvalutazione e la disforia sono spesso conseguenze ritardate. Gli effetti “positivi” sono, infatti, ben presto sostituiti da una profonda angoscia legata alla paura di ingrassare e ai sensi di colpa per la perdita dell’autocontrollo. Tra i metodi di compensazione il vomito ha anche un ruolo ‘fisiologico’ nel rischio di avere ulteriori crisi bulimiche: l’aumento dell’insulina e l’ipoglicemia che segue gli episodi di vomito possono infatti determinare un aumento della fame e innescare una nuova crisi bulimica. Il vomito ripetuto, inoltre, secondo alcuni studi, determinerebbe una diminuzione del metabolismo basale.



È raro che un soggetto con anoressia nervosa ricerchi un consulto in quanto preoccupato per l’eccessivo dimagrimento di per sé, come ci dicevamo, infatti, spesso questi individui negano il problema o appaiono privi di consapevolezza circa le conseguenze delle loro abitudini alimentari scorrette. La perdita di peso per questi soggetti rappresenta una conquista ragguardevole e un segno di straordinaria disciplina, mentre l’aumento di peso viene percepito come un’inaccettabile mancanza di autocontrollo. In genere sono i familiari di questi pazienti a contattare uno specialista in cerca di aiuto, preoccupati per la vita dei loro congiunti.
Il semi-digiuno, le abbuffate e le condotte di eliminazione possono facilmente condurre a condizioni mediche significative e potenzialmente pericolose per la vita sia dei pazienti anoressici che di quelli bulimici. Nel caso dell’anoressia, sono comuni disturbi fisiologici come amenorrea e anomalie dei parametri vitali e, mentre la maggior parte di questi disturbi è reversibile con la riabilitazione nutrizionale, alcuni, compresi la perdita di densità minerale ossea, sono spesso non completamente reversibili. Nel caso dei soggetti bulimici, è spesso frequente irregolarità del ciclo mestruale o amenorrea, a volte sono presenti alterazioni dell’equilibrio elettrolitico come conseguenza al frequente ricorso a condotte di eliminazione, possono, inoltre, verificarsi lacerazioni esofagee, rottura gastrica, prolasso rettale, sintomi gastrointestinali e aritmie cardiache, oltre che lo sviluppo di una dipendenza da lassativi.

L’approccio più efficace per il trattamento dei disturbi alimentari è quello multidisciplinare e integrato. È importante, infatti, la collaborazione di diverse figure professionali tra cui psicoterapeuti, nutrizionisti, medici, psichiatri ecc…

Solitamente il trattamento consiste nei seguenti passaggi:
• diagnosticare e trattare le complicanze mediche
aumentare la motivazione e la collaborazione al trattamento
aumentare il peso corporeo (nell’anoressia)
ristabilire un’alimentazione adeguata
affrontare gli aspetti sintomatologici (dieta, digiuno, vomito, abuso di lassativi, diuretici, iperattività)
correggere i pensieri e gli atteggiamenti patologici riguardo al cibo e al peso
curare i disturbi psichiatrici associati al disturbo dell’alimentazione
cercare la collaborazione e fornire sostegno ed informazioni ai familiari
aumentare il livello di autostima
prevenire le ricadute

Nel trattamento dei disturbi alimentari in cui sono presenti abbuffate si sta ottenendo un sempre maggiore riconoscimento per l’utilizzo della mindfulness. In particolare esiste un protocollo specifico per il disturbo da binge eating, la Mindfulness Based Eating Awareness Training (MB-EAT).

AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina. (Libro)



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    INFORMAZIONI
    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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    Lavoro secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale (A.T.), teoria psicologica e approccio di psicoterapia che, pur essendo figlia della Psicoanalisi, ha come punto di forza l’utilizzo di concetti concreti, tangibili, e facilmente comprensibili.
    Modello degli stati dell’Io
    Secondo questo modello tutti i modi in cui gli individui si comportano, pensano, e sentono, possono essere ricondotti a tre stati dell’Io, chiamati “Genitore”, “Adulto” e “Bambino”.
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