I social network guida per luso.

Qualche giorno fa mi capitata tra le mani la mia tesi di laurea triennale, la quale aveva come obiettivo lanalisi psicologica dei social network, in particolare rispetto allutilizzo che ne fanno gli adolescenti.In quegli anni la tesi risale allanno accademico 20112012 Twitter e Facebook erano presenti nelle vite di alcuni di noi gi da qualche anno Instagram stava facendo capolino nel contesto italiano e tra alcuni, soprattutto i pi giovani, veniva gi utilizzato regolarmente, ma di sicuro non era quel fenomeno che adesso superato, peraltro, da social pi recenti, tra i quali cito Tiktok, il preferito dei pi piccini. Allepoca, Instagram aveva solo una bacheca su cui postare delle foto non esistevano ancora le storie, che ci permettono di essere connessi h24 con i nostri follower, e non esistevano i filtri da porre su queste, responsabili di modificare la realt e la nostra apparenza fisica.Il 2012 per alcuni di noi pu sembrare un periodo cos vicino, eppure, pensando al progresso tecnologico che ha visto la creazione di smartphone e tablet sempre pi moderni, di piani tariffari per laccesso ad internet sempre pi agevoli, e di nuovi social-media, la cui diffusione aumentata a macchia dolio divenendo ormai parte fondamentale della vita di tutti noi, sembra un periodo molto lontano.La lettura di questo vecchio elaborato ha, quindi, fatto nascere in me la curiosit e la voglia di riflettere su quanto, a distanza di anni, di social network e di modalit di stare sui social, ci che avevo scritto si possa ritenere ancora valido. Soprattutto vorrei fare riferimento a quanto, alla luce del terribile momento storico che stiamo vivendo, questi possano essere daiuto per molti di noi, soprattutto per gli adolescenti, ma quanto possano costituire anche un fattore di rischio.Ritengo che la risposta alla prima domanda sia che, si, molto di quanto avevo scritto allepoca vale ancora oggi, ma in misura maggiore. Ci dovuto alla maggiore diffusione di queste piattaforme e alle pi recenti implementazioni tecnologiche che queste ci propongono.Se inizialmente i social erano utilizzati esclusivamente per restare in contatto con i propri amici e per esprimere opinioni e commenti circa situazioni della vita personale o sociale, adesso sono utilizzati anche per stringere nuove amicizie, per creare contatti professionali e infine per esprimere e realizzare le proprie aspirazioni. ormai un dato oggettivo, e noto ai pi, che i social abbiano ampliato i limiti della comunicazione tradizionale, trasferendola in una dimensione virtuale dove si oltrepassano i confini reali del s, e in cui il corpo, come ogni altro legame con la realt, perde la propria concretezza.La trasformazione dei contenuti mediali in vere e proprie esperienze a cui assistiamo oggi, ha come principale risultato la progressiva scomparsa del confine che separava in maniera netta il mondo reale da quello virtuale. Il risultato di questo processo linterrealt Riva 2009 2010 Van Kokswijk 2003 uno spazio ibrido che include tutte le esperienze digitali e reali, pubbliche e private sperimentate dal soggetto nella sua vita quotidiana. A caratterizzare linterrealt lo scambio esistente tra le diverse dimensioni il mondo virtuale influenza quello reale e viceversa la dimensione pubblica influenza quella privata e viceversa.Nella comunicazione sui social il soggetto si trova immerso in una situazione di massa, virtuale ma estremamente coinvolgente. La rete dunque uno spazio che permette di vedere le menti umane in azione. Eppure internet ci colpisce per le sue caratteristiche di anonimato, o pi precisamente di pseudonimo e, soprattutto, per lopportunit di sperimentare ruoli inediti e identit fittizie.Inoltre, la comunicazione telematica, in quanto strumento di conoscenza al di l dei limiti spazio-temporali della corporeit, determina elementi di onnipotenza e di avidit, accompagnati da vissuti maniacali e illusori rispetto al possesso e al controllo dellinformazione, con un complementare aspetto inconscio di tipo depressivo eo depersonalizzante causato dallinevitabile relativa falsificazione dellinformazione stessa da parte dei media, immersi e sommersi nellanonimato collettivo.Sulla rete tutto visibile, tutto comunicabile, non vi sono pi segreti, con la tendenza ad annullare la dimensione dellinteriorit, spostandola sul versante della visibilit, della trasparenza.Aspetto positivo, e formativo, dei social network la possibilit soddisfare i bisogni di supporto sociale e di costruzione del S.Infatti, da una parte possibile usare i social network per cercare di offrire supporto vedi tra questi i numerosi forum, i blog, e i gruppi telegram, da unaltra parte possibile utilizzarli per raccontarsi e in questo modo definire meglio la propria identit sociale, ma anche, al contrario, per leggere i racconti degli altri in modo da confrontarsi con essi pensiamo al grande supporto e allinformazione, rispetto ad anche solo 10 anni fa, che le persone appartenenti alla comunit LGBQT possono tratte dalla possibilit di entrare in contatto con persone che hanno superato, o che stanno vivendo, lo stesso momento di ridefinizioneaffermazione personale.Sui social network ogni soggetto pu organizzare la propria presentazione di s in maniera strategica. Nella vita reale uno dei problemi principali che non si pu cambiare radicalmente ad esempio, se sono basso continuer ad esserlo anche se vorrei essere diverso oppure il cambiamento desiderato richiede tempo e sforzi prolungati la timidezza, ad esempio, non pu essere superata rapidamente.Nei social network, invece, se non dichiaro esplicitamente la mia identit per esempio usando uno pseudonimo, o utilizzando un filtro che cancella, o minimizza, quel mio difetto che proprio non mi piace posso sperimentare nuovi modi di essere. La psicologa americana Sherry Turkle 1997 ha chiaramente identificato nei nuovi media il contesto ideale per sperimentare diversi aspetti della propria identit, il quale un aspetto centrale nello sviluppo individuale, che ha un ruolo centrale nelladolescenza ma che continua a essere importante anche nellet adulta.E anche vero che i social network permettono anche agli altri componenti della nostra rete di poter intervenire facilmente sulla nostra identit sociale. A questo proposito, Galimberti 2011 parla di intersoggettivit enunciativa per sottolineare come la soggettivit non sia indipendente dallesperienza interattiva dei soggetti. Ci pu avvenire in maniera diretta, postando un commento sulla bacheca o sotto una foto, o in maniera indiretta attraverso luso del tag, con cui nei social network possibile associare a un amico, senza che lui lo voglia, unimmagine in cui lui presente o una nota di testo a lui riferita. Questo fenomeno pu portare a cambiamenti imprevisti della propria identit sociale molti datori di lavoro controllano i social del futuro dipendente prima di procedere con lassunzione e, se pensiamo ai fenomeni pi gravi di cyber bullismo, anche a risultati tragici es video o scatti intimi postati in rete senza la volont del soggetto.Il risultato finale che si ottiene da questi processi una identit fluida e plurale, che allo stesso tempo flessibile ma precaria. Unidentit di questo genere pu costituire un problema per un adolescente che sta cercando di costruire la propria identit.A questi rischi se ne aggiunge un ulteriore, quello della dipendenza dalla tecnologia e dai social network, visti come unica fonte di sicurezza, in contrapposizione allincertezza e alla mancanza di controllo sperimentati nella vita quotidiana, elementi che sta contraddistinguendo, in particolare, lultimo anno tra confinamento e didattica a distanza.Secondo la psicologa statunitense Young, i soggetti pi a rischio per lo sviluppo di un Internet Addictions Disorder sarebbero individui tra i 15 e i 40 anni di et, con difficolt socio-comunicative dovute a precedenti problemi psicologici e psichiatrici, sia familiari che relazionali. In particolare, sarebbero maggiormente esposte alla nuova sindrome personalit caratterizzate da tratti ossessivo-compulsivi, tendenti al ritiro nelle relazioni sociali eo con aspetti di inibizione nei rapporti interpersonali per la quali la dipendenza da internet pu rappresentare un nuovo tipo di comportamento di evitamento che porta il soggetto a rifugiarsi nella rete per non affrontare le problematiche esistenziali. Basti pensare al recente fenomeno degli Hikikomori, termine giapponese che significa letteralmente stare in disparte e che riguarda quei soggetti che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi da alcuni mesi fino a diversi anni, rinchiudendosi nella propria abitazione, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.Tutti i sistemi di messaggistica whatsapp, telegram, DM ecc e i social funzionano in base al meccanismo dopaminergico. La dopamina un neurotrasmettitore che, tra le sue varie funzioni, controlla i meccanismi di ricompensa e di piacere, e che si attiva quando siamo in attesa di una risposta. Curiosit la dopamina la stessa sostanza che si attiva durante lassunzione di cocaina o quando siamo alle prese con il gioco dazzardo. Il vero giocatore dazzardo non diventa patologico perch vuole vincere a tutti i costi, ma per le sensazioni che prova nellattesa di una risposta che non pu prevedere, e ci attiva un meccanismo compulsivo. In questo senso facile intuire come queste piattaforme possano creare dipendenza. Quando noi cambiamo immagine del profilo, scriviamo un post, pubblichiamo una storia o scriviamo in una chat, noi attendiamo una risposta che vada a convalidare quanto noi abbiamo mostrato al mondo virtuale, ecco che entra in circolo la dopamina. Risulta importante quindi cercare di regolare il tempo passato online, soprattutto perch il rischio quello di attivare un meccanismo del tipo tutto e subito, che non fa apprendere a tollerare la frustrazione, elemento fondamentale per il sano sviluppo dellessere umano.Ma come si traduce e si applica quanto detto a questa fase storica che stiamo attualmente vivendo Durante i primi mesi del 2020, caratterizzati dal lock-down, ma anche nei successivi periodi di restrizione che per i ragazzi, in particolare, ha comportato, in maniera saltuaria, la chiusure delle scuole, dei luoghi ricreativi in cui incontrarsi, e lo stop alle attivit sportive, internet e i social hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, un importante strumento di evasione da questa realt tragica che nessuno di noi era pronto ad affrontare.Siti ed applicazioni come skype, zoom, whatsapp, eccci hanno permesso di restare in contatto con i nostri amici e parenti, non potendoli sempre vedere fisicamente ci ha permesso di proseguire con alcune delle nostre routine, tra cui le lezioni scolastiche, universitarie e di alta formazione, lo smart-working, le varie dirette con personal-trainer o fitness guru, gratis e a disposizione per gli sportivi a casa ci ha permesso anche di apprendere e coltivare nuovi e vecchi hobby grazie ai numerosi tutorial di cucina, di pittura, di trucco, di giardinaggio eccTuttavia, trovo interessante, a questo proposito, riportare alcuni dati tratti da unindagine svolta da Associazione nazionale Di.te Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo, in collaborazione con skuola.net. Sebbene da tale indagine sia risultato che dei 9145 ragazzi, tra gli 11 e i 21 anni, intervistati il 90 utilizzi il web per restare in contatto con gli altri, ben il 74 degli stessi utenti ha affermato di star soffrendo di solitudine. Lo psicologo, psicoterapeuta e Presidente dellAssociazione Di.te. Giuseppe Lavenia, ha commentato tali dati affermando Seppur questi strumenti aiutino a mantenere i contatti, il senso di solitudine percepito dal 74 dei ragazzi ci dice che la tecnologia , si, social, ma non per nulla socializzante. Fa sentire soli e non contiene le ansie I device, inoltre, attivano il circuito della ricompensa e hanno la capacit di diventare magnetici, dando il via in alcuni casi a vere e proprie dipendenze.Cosa fare quindi importante stabilire delle regole nel contesto familiare che possano valere per i ragazzi ma anche per i genitori. importante specificare ci, in quanto oggi giorno non sono solo gli adolescenti ad aver sviluppato una sorta di dipendenza dai social media, ma anche gli stessi adulti. I bambini apprendono da noi il modo in cui comportarsi, e spesso essi ci emulano anche nel comportamento digitale. Importante quindi stabilire dei momenti di detox dallo schermo, il quale in questo tempo di COVID, come ci dicevamo, viene utilizzato non solo per motivi di svago ma anche per lavoro e studio.Ad esempio si potrebbe stabilire che a pranzo e a cena non si accenda la televisione e che non si usi il cellulare, in favore della creazione di uno spazio di condivisione, un luogo in cui aggiornarsi ed incontrarsi nelle diverse generazioni oppure, soprattutto adesso che le norme in merito sono meno stringenti, si pu promuovere una sana passeggiata allaria aperta, nel rispetto, ovviamente, delle norme sanitarie vigenti.A quei genitori poco digitali, invece, il consiglio quello di iniziare a conoscere queste piattaforme tanto importanti per i propri bambini. La distanza digitale tra genitori e figli pu tramutarsi anche in distanza relazionale, in quanto, come dicevamo in precedenza, una parte dellidentit dei ragazzi passa attraverso i social. Non avere consapevolezza circa questi luoghi virtuali in cui i ragazzi, ma anche sempre pi bambini, trascorrono gran parte della giornata, ci impedisce di essere pronti a riconoscere e ad agire in caso di comportamenti a rischio, in quanto non si pu aiutare un figlio se non si sa cosa sta facendo.BibliografiaDel Miglio, C., Gamba, A., Cantelmi, T. n.d.. Contributo allo studio di variabili psicopatologiche correlate alluso-abuso di internet. A contribution to the study of Internet useabuse-related psychopathological variables. RetrievedMarone, F., Striano, M. 2012. Cultura postmoderna e linguaggi divergenti. Milano FrancoAngeli.Riva, G. 2012. Psicologia dei nuovi media. Bologna Il Mulino.Riva, G. 2010. I social network. Bologna Il Mulino.Psicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

I social network: guida per l'uso.
I social network: guida per l'uso.
6000-4000
aprile
25
I social network: guida per l'uso.
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 

Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani la mia tesi di laurea triennale, la quale aveva come obiettivo l’analisi psicologica dei social network, in particolare rispetto all’utilizzo che ne fanno gli adolescenti. 


In quegli anni (la tesi risale all’anno accademico 2011/2012) Twitter e Facebook erano presenti nelle vite di alcuni di noi già da qualche anno; Instagram stava facendo capolino nel contesto italiano e tra alcuni, soprattutto i più giovani, veniva già utilizzato regolarmente, ma di sicuro non era quel fenomeno che è adesso (superato, peraltro, da social più recenti, tra i quali cito Tiktok, il preferito dei più piccini). All’epoca, Instagram aveva solo una bacheca su cui postare delle foto; non esistevano ancora le “storie”, che ci permettono di essere connessi h24 con i nostri “follower”, e non esistevano i “filtri” da porre su queste, responsabili di modificare la realtà e la nostra apparenza fisica. 

Il 2012 per alcuni di noi può sembrare un periodo così vicino, eppure, pensando al progresso tecnologico che ha visto la creazione di smartphone e tablet sempre più moderni, di piani tariffari per l’accesso ad internet sempre più agevoli, e di nuovi social-media, la cui diffusione è aumentata a macchia d’olio divenendo ormai parte fondamentale della vita di tutti noi, sembra un periodo molto lontano. 


person using black iPadLa lettura di questo “vecchio” elaborato ha, quindi, fatto nascere in me la curiosità e la voglia di riflettere su quanto, a distanza di anni, di social network e di modalità di stare sui social, ciò che avevo scritto si possa ritenere ancora valido. Soprattutto vorrei fare riferimento a quanto, alla luce del terribile momento storico che stiamo vivendo, questi possano essere d’aiuto per molti di noi, soprattutto per gli adolescenti, ma quanto possano costituire anche un fattore di rischio. 


Ritengo che la risposta alla prima domanda sia che, si, molto di quanto avevo scritto all’epoca vale ancora oggi, ma in misura maggiore. Ciò è dovuto alla maggiore diffusione di queste piattaforme e alle più recenti implementazioni tecnologiche che queste ci propongono. Se inizialmente i social erano utilizzati esclusivamente per restare in contatto con i propri amici e per esprimere opinioni e commenti circa situazioni della vita personale o sociale, adesso sono utilizzati anche per stringere nuove amicizie, per creare contatti professionali e infine per esprimere e realizzare le proprie aspirazioni. 


È ormai un dato oggettivo, e noto ai più, che i social abbiano ampliato i limiti della comunicazione tradizionale, trasferendola in una dimensione virtuale dove si oltrepassano i confini reali del sé, e in cui il corpo, come ogni altro legame con la realtà, perde la propria concretezza. 

La trasformazione dei contenuti mediali in vere e proprie esperienze a cui assistiamo oggi, ha come principale risultato la progressiva scomparsa del confine che separava in maniera netta il mondo reale da quello virtuale. Il risultato di questo processo è l’interrealtà [Riva 2009; 2010; Van Kokswijk 2003]: uno spazio ibrido che include tutte le esperienze –digitali e reali, pubbliche e private –sperimentate dal soggetto nella sua vita quotidiana. A caratterizzare l’interrealtà è lo scambio esistente tra le diverse dimensioni: il mondo virtuale influenza quello reale e viceversa; la dimensione pubblica influenza quella privata e viceversa.

Nella comunicazione sui social il soggetto si trova immerso in una situazione di massa, virtuale ma estremamente coinvolgente. La rete è dunque uno spazio che permette di "vedere" le menti umane in azione. Eppure internet ci colpisce per le sue caratteristiche di anonimato, o più precisamente di "pseudonimo" e, soprattutto, per l'opportunità di sperimentare ruoli inediti e identità fittizie.

Inoltre, la comunicazione telematica, in quanto strumento di conoscenza al di là dei limiti spazio-temporali della corporeità, determina elementi di onnipotenza e di avidità, accompagnati da vissuti maniacali e illusori rispetto al possesso e al controllo dell'informazione, con un complementare aspetto inconscio di tipo depressivo e/o depersonalizzante causato dall'inevitabile relativa falsificazione dell'informazione stessa da parte dei media, immersi e sommersi nell'anonimato collettivo. 

Sulla rete tutto è visibile, tutto è comunicabile, non vi sono più segreti, con la tendenza ad annullare la dimensione dell'interiorità, spostandola sul versante della visibilità, della trasparenza.


Donna che utilizza uno smartphone social media conecpt Foto Gratuite

Aspetto positivo, e formativo, dei social network è la possibilità soddisfare i bisogni di supporto sociale e di costruzione del Sé

Infatti, da una parte è possibile usare i social network per cercare di offrire supporto (vedi tra questi i numerosi forum, i blog, e i gruppi telegram), da un’altra parte è possibile utilizzarli per raccontarsi e in questo modo definire meglio la propria identità sociale, ma anche, al contrario, per leggere i racconti degli altri in modo da confrontarsi con essi (pensiamo al grande supporto e all’informazione, rispetto ad anche solo 10 anni fa, che le persone appartenenti alla comunità LGBQT possono tratte dalla possibilità di entrare in contatto con persone che hanno superato, o che stanno vivendo, lo stesso momento di ridefinizione/affermazione personale). 


Sui social network ogni soggetto può organizzare la propria presentazione di sé in maniera strategica. Nella vita reale uno dei problemi principali è che non si può cambiare radicalmente: ad esempio, se sono basso continuerò ad esserlo anche se vorrei essere diverso; oppure il cambiamento desiderato richiede tempo e sforzi prolungati: la timidezza, ad esempio, non può essere superata rapidamente. 
Filtro instagram ar con scintillii Vettore gratuito

Nei social network, invece, se non dichiaro esplicitamente la mia identità – per esempio usando uno pseudonimo, o utilizzando un filtro che cancella, o minimizza, quel mio difetto che proprio non mi piace –posso sperimentare nuovi modi di essere. La psicologa americana Sherry Turkle [1997] ha chiaramente identificato nei nuovi media il contesto ideale per sperimentare diversi aspetti della propria identità, il quale è un aspetto centrale nello sviluppo individuale, che ha un ruolo centrale nell’adolescenza ma che continua a essere importante anche nell’età adulta. 


E' anche vero che i social network permettono anche agli altri componenti della nostra rete di poter intervenire facilmente sulla nostra identità sociale. A questo proposito, Galimberti [2011] parla di intersoggettività enunciativa per sottolineare come la soggettività non sia indipendente dall’esperienza interattiva dei soggetti. Ciò può avvenire in maniera diretta, postando un commento sulla bacheca o sotto una foto, o in maniera indiretta attraverso l’uso del tag, con cui nei social network è possibile associare a un amico, senza che lui lo voglia, un’immagine in cui lui è presente o una nota di testo a lui riferita. Questo fenomeno può portare a cambiamenti imprevisti della propria identità sociale (molti datori di lavoro controllano i social del futuro dipendente prima di procedere con l’assunzione) e, se pensiamo ai fenomeni più gravi di cyber bullismo, anche a risultati tragici (es: video o scatti intimi postati in rete senza la volontà del soggetto).

Il risultato finale che si ottiene da questi processi è una <<identità fluida e plurale>>, che è allo stesso tempo flessibile ma precaria. Un’identità di questo genere può costituire un problema per un adolescente che sta cercando di costruire la propria identità. 


Ragazza teenager con le mani bloccate a catena utilizzando uno smartphone isolato Foto GratuiteA questi rischi se ne aggiunge un ulteriore, quello della dipendenza dalla tecnologia e dai social network, visti come unica fonte di sicurezza, in contrapposizione all’incertezza e alla mancanza di controllo sperimentati nella vita quotidiana, elementi che sta contraddistinguendo, in particolare, l’ultimo anno tra confinamento e didattica a distanza.

Secondo la psicologa statunitense Young, i soggetti più a rischio per lo sviluppo di un Internet Addictions Disorder sarebbero individui tra i 15 e i 40 anni di età, con difficoltà socio-comunicative dovute a precedenti problemi psicologici e psichiatrici, sia familiari che relazionali. In particolare, sarebbero maggiormente esposte alla nuova sindrome personalità caratterizzate da tratti ossessivo-compulsivi, tendenti al ritiro nelle relazioni sociali e/o con aspetti di inibizione nei rapporti interpersonali per la quali la dipendenza da internet può rappresentare un nuovo tipo di comportamento di evitamento che porta il soggetto a rifugiarsi nella rete per non affrontare le problematiche esistenziali. Basti pensare al recente fenomeno degli “Hikikomori”, termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte" e che riguarda quei soggetti che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria abitazione, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.


Uomo dietro gli strati che controlla il suo telefono Foto GratuiteTutti i sistemi di messaggistica (whatsapp, telegram, DM ecc…) e i social funzionano in base al meccanismo dopaminergico. La dopamina è un neurotrasmettitore che, tra le sue varie funzioni, controlla i meccanismi di ricompensa e di piacere, e che si attiva quando siamo in attesa di una risposta. Curiosità: la dopamina è la stessa sostanza che si attiva durante l’assunzione di cocaina o quando siamo alle prese con il gioco d’azzardo. Il vero giocatore d’azzardo non diventa patologico perché vuole vincere a tutti i costi, ma per le sensazioni che prova nell’attesa di una risposta che non può prevedere, e ciò attiva un meccanismo compulsivo. In questo senso è facile intuire come queste piattaforme possano creare dipendenza. Quando noi cambiamo immagine del profilo, scriviamo un post, pubblichiamo una storia o scriviamo in una chat, noi attendiamo una risposta che vada a convalidare quanto noi abbiamo mostrato al mondo virtuale, ecco che entra in circolo la dopamina. Risulta importante quindi cercare di regolare il tempo passato online, soprattutto perché il rischio è quello di attivare un meccanismo del tipo “tutto e subito”, che non fa apprendere a tollerare la frustrazione, elemento fondamentale per il sano sviluppo dell’essere umano. 


woman sitting on bed with MacBook on lap

Ma come si traduce e si applica quanto detto a questa fase storica che stiamo attualmente vivendo? 
Durante i primi mesi del 2020, caratterizzati dal lock-down, ma anche nei successivi periodi di restrizione (che per i ragazzi, in particolare, ha comportato, in maniera saltuaria, la chiusure delle scuole, dei luoghi ricreativi in cui incontrarsi, e lo stop alle attività sportive), internet e i social hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, un importante strumento di evasione da questa realtà tragica che nessuno di noi era pronto ad affrontare. 

Siti ed applicazioni come skype, zoom, whatsapp, ecc…ci hanno permesso di restare in contatto con i nostri amici e parenti, non potendoli sempre vedere fisicamente; ci ha permesso di proseguire con alcune delle nostre routine, tra cui le lezioni scolastiche, universitarie e di alta formazione, lo smart-working, le varie dirette con personal-trainer o fitness guru, gratis e a disposizione per gli sportivi a casa; ci ha permesso anche di apprendere e coltivare nuovi e vecchi hobby grazie ai numerosi tutorial di cucina, di pittura, di trucco, di giardinaggio ecc… 

Tuttavia, trovo interessante, a questo proposito, riportare alcuni dati tratti da un’indagine svolta da Associazione nazionale Di.te (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo), in collaborazione con skuola.net. Sebbene da tale indagine sia risultato che dei 9145 ragazzi, tra gli 11 e i 21 anni, intervistati il 90% utilizzi il web per restare in contatto con gli altri, ben il 74% degli stessi utenti ha affermato di star soffrendo di solitudine. Lo psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Di.te. Giuseppe Lavenia, ha commentato tali dati affermando “Seppur questi strumenti aiutino a mantenere i contatti, il senso di solitudine percepito dal 74% dei ragazzi ci dice che la tecnologia è, si, social, ma non è per nulla socializzante. Fa sentire soli e non contiene le ansie […] I device, inoltre, attivano il circuito della ricompensa e hanno la capacità di diventare magnetici, dando il via in alcuni casi a vere e proprie dipendenze".



Cosa fare quindi?
è importante stabilire delle regole nel contesto familiare che possano valere per i ragazzi ma anche per i genitori. È importante specificare ciò, in quanto oggi giorno non sono solo gli adolescenti ad aver sviluppato una sorta di dipendenza dai social media, ma anche gli stessi adulti. I bambini apprendono da noi il modo in cui comportarsi, e spesso essi ci emulano anche nel comportamento digitale. Importante è quindi stabilire dei momenti di detox dallo schermo, il quale in questo tempo di COVID, come ci dicevamo, viene utilizzato non solo per motivi di svago ma anche per lavoro e studio. 

Ad esempio si potrebbe stabilire che a pranzo e a cena non si accenda la televisione e che non si usi il cellulare, in favore della creazione di uno spazio di condivisione, un luogo in cui aggiornarsi ed incontrarsi nelle diverse generazioni; oppure, soprattutto adesso che le norme in merito sono meno stringenti, si può promuovere una sana passeggiata all’aria aperta, nel rispetto, ovviamente, delle norme sanitarie vigenti. 

A quei genitori poco “digitali”, invece, il consiglio è quello di iniziare a conoscere queste piattaforme tanto importanti per i propri bambini. La distanza digitale tra genitori e figli può tramutarsi anche in distanza relazionale, in quanto, come dicevamo in precedenza, una parte dell’identità dei ragazzi passa attraverso i social. Non avere consapevolezza circa questi luoghi virtuali in cui i ragazzi, ma anche sempre più bambini, trascorrono gran parte della giornata, ci impedisce di essere pronti a riconoscere e ad agire in caso di comportamenti a rischio, in quanto non si può aiutare un figlio se non si sa cosa sta facendo. 


Mondo digitalizzato. allegro giovane uomo che lavora al laptop, seduto accanto a suo figlio pre-adolescente che gioca sul tablet mentre sua moglie si appoggia sullo schienale del divano e usa il suo telefono Foto Premium
Bibliografia

Del Miglio, C., Gamba, A., & Cantelmi, T. (n.d.). Contributo allo studio di variabili psicopatologiche correlate all’uso-abuso di internet. A contribution to the study of Internet use/abuse-related psychopathological variables. Retrieved

Marone, F., & Striano, M. (2012). Cultura postmoderna e linguaggi divergenti. Milano: FrancoAngeli.

Riva, G. (2012). Psicologia dei nuovi media. Bologna: Il Mulino.

Riva, G. (2010). I social network. Bologna: Il Mulino. 

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    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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