Difficolt Scolastiche

I motivi per cui un bambino o un ragazzo pu attraversare momenti di pi o meno grave difficolt scolastiche sono vari. Esistono casi in cui le difficolt scolastiche nascono da problemi emotivi, ovvero situazioni in cui il piccolo, o il giovane, riversa sul contesto scolastico sintomatologie ansiose o depressive, che hanno le radici in fattori esterni alla scuola. Un esempio potrebbe essere il caso del Mutismo selettivo, un quadro clinico caratterizzato dalla persistente incapacit di comunicare verbalmente in alcuni contesti eo nellinterazione con specifici interlocutori. Tale disturbo si manifesta in presenza di uno sviluppo cognitivo e del linguaggio adeguato allet del soggetto, e ad una mantenuta capacit di parlare e comprendere la propria lingua in altri contesti. In media let in cui lMS sembra insorgere tra i 3 e gli 8 anni, quindi proprio in concomitanza con lingresso nel contesto scolastico, ambiente caratterizzato dal confronto strutturato con i pari e con gli adulti. Sostenere uninterrogazione eo rispondere a delle domande davanti agli altri, ad esempio, possono rappresentare dei trigger per le manifestazioni del disturbo tali situazioni altamente stressanti, portano ad una progressiva chiusura dello studente, che utilizzer come strategia per tenere a bada lansia il silenzio. Di norma , infatti, linsegnante a riportare ai genitori preoccupazioni, perplessit, e spesso anche critiche, circa il mutismo dei loro figli. Altri esempi di difficolt emotive che possono influenzare il rendimento scolastico, oltre ai classici disturbi dansia e depressivi, sono il disturbo da disregolazione dellumore dirompente gravi e ricorrenti scoppi di collera disturbo dansia di separazione paura o ansia eccessiva e inappropriata rispetto allo stadio di sviluppo che riguarda la separazione da coloro a cui lindividuo attaccato disturbo dansia sociale paura o ansia marcata rispetto a una o pi situazioni sociali nelle quali si esposti al possibile esame dagli altri.Vi sono poi i disturbi del comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta i quali implicano problemi di autocontrollo delle emozioni e dei comportamenti che, tra le altre cose, vanno ad influire negativamente anche sullambito scolastico. Tali disturbi infatti compromettono le relazioni con i pari eo con gli insegnanti, e anche il rendimento scolastico pu risentire della tendenza a non seguire le regole e a mettersi nei guai. Tra questi disturbi citiamo il disturbo oppositivo provocatorio umore collericoirritabile e comportamento polemicoprovocatorio o vendicativo verso pari, adulti e in particolare verso le figure che rappresentano lautorit disturbo esplosivo intermittente incapacit di controllare i ricorrenti impulsi aggressivi, verbali e fisici, che vengono messi in atto in maniera non premeditata e senza lo scopo di raggiungere qualche obiettivo concreto disturbo della condotta pattern di comportamento ripetitivo e persistente in cui vengono violati i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole sociali appropriate allet.Le difficolt scolastiche pi famose sono, per, da ricondurre ai disturbi del neurosviluppo. Questi disturbi si manifestano tipicamente nei primi anni di vita e sono caratterizzati da deficit dello sviluppo che causano una compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico e lavorativo. Il range dei deficit dello sviluppo varia da limitazioni molto specifiche dellapprendimento o del controllo delle funzioni esecutive fio alla compromissione globale delle abilit sociali o dellintelligenza. Di seguito mi soffermer solo su due dei disturbi presenti in questa categoria diagnostica, associati a prestazioni e risultati scolastici ridotti, e scelgo di tralasciare, in particolare, disturbi come lautismo e la disabilit intellettiva, i quali richiedono una trattazione pi approfondita. Disturbo da deficit di attenzioneiperattivit DDAI pattern persistente di disattenzione il bambino spesso distratto eo sbadato, non riesce a concentrarsi e focalizzare lattenzione sui compiti, non sembra ascoltare gli altri quando gli parlano, non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, non presente un atteggiamento di sfida eo di iperattivit-impulsivit eccessiva attivit motoria spesso agita mani e piedi, scorrazza e salta in situazioni in cui si dovrebbe restare seduti, irrequieto, spesso incapace di giocare o svolgere attivit ricreative tranquillamente ha difficolt ad aspettare il proprio turno interrompe gli altri o invadente nei loro confronti, spesso parla troppo eo spara una risposta prima che la domanda sia stata completata che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo. Pu esserci una manifestazione combinata di disattenzione e di iperattivit, oppure il bambino pu avere la predominanza di uno o dellaltro polo. Perch ci sia questa diagnosi, le manifestazioni del disturbo devono essere presenti in pi di un contesto per es., casa e scuola. Il DDAI molto spesso identificato durante gli anni della scuola elementare, e una percentuale rilevante di bambini con questa diagnosi rimane relativamente compromessa anche in et adulta. Lapplicarsi in modo inadeguato o mutevole nei compiti che richiedono sforzo sostenuto spesso interpretato dagli altri come pigrizia, irresponsabilit o mancanza di collaborazione, e ci pu far nascere discordie allinterno del nucleo familiare. Disturbo specifico dellapprendimento DSA Difficolt nellapprendimento e nelluso di abilit scolastiche chiave che sono notevolmente e quantificabilmente al di sotto di quelle attese per let cronologiche del soggetto. Compromissione della lettura dislessia difficolt a leggere le parole e a comprendere il testo, compromissione della velocit o della fluenza della lettura Compromissione dellespressione scritta difficolt nello spelling, nella grammatica e nelluso della punteggiatura, confusione o disorganizzazione dellespressione scritta Compromissione di calcolo discalculia difficolt nel memorizzare fatti aritmetici, nel ragionamento matematico e nel calcolo accurato o fluente.Il disturbo specifico dellapprendimento ha unorigine biologica che alla base delle anomalie a livello cognitivo associate ai sintomi comportamentali del disturbo. Lorigine biologica comprende uninterazione di fattori genetici, epigenetici e ambientali che colpiscono le capacit cerebrali di percepire o processare informazioni verbali o non verbali in modo efficiente e preciso. I disturbi dellapprendimento sono considerati specifici perch non sono attribuibili a disabilit intellettive, a ritardo globale dello sviluppo, a disturbi uditivi o visivi oppure a disturbi neurologici o motori. Si tratta di individui che possono essere identificati come intellettualmente dotati e che possono essere in grado di sostenere un funzionamento scolastico adeguato utilizzando strategie compensatorie. La diagnosi di disturbo specifico dellapprendimento non pu basarsi su una sola fonte di dati, ma necessaria unanalisi della storia medica ed evolutiva, delleducazione e del contesto familiare del soggetto, della storia della difficolt di apprendimento, comprese le loro manifestazioni passate e attuali, dellimpatto di tali difficolt sul funzionamento scolastico, lavorativo e sociale, delle pagelle scolastiche e dei punteggi passati o attuali ottenuti nei testi individuali standardizzati sul rendimento scolastico. importante identificare quanto prima lorigine delle difficolt scolastiche in quanto ogni caso unico e richiede unattenzione, un trattamento e un tipo di accompagnamento al momento dei compiti specifico. I trattamenti pi efficaci sembrano essere quelli mirati a riabilitare la funzione o vicariare la funzione con metodi strutturati o basati sul deficit.Lintervento tempestivo e specialistico permette di approfittare della fase evolutiva, in cui lalunno predisposto a specifici apprendimenti, e di evitare il rischio del consolidamento degli errori. Linsuccesso prolungato, la percezione di essere peggiori dei compagni di classe, le continue critiche di maestri e professori, oltre che i conflitti in famiglia, generano scarsa autostima e mancanza di fiducia nelle proprie possibilit che, nel tempo, possono strutturarsi e dare origine ad unelevata demotivazione allapprendimento scolastico, danneggiando la carriera scolastica, ad altri disturbi mentali e a difficolt lavorative e relazionali. La letteratura internazionale riporta, infatti, diversi studi che riscontrano una comorbilit tra DSA e problemi emotivi e comportamentali. Ampie evidenze sono state riscontrate sulla comorbidit fra DSA e disturbi esternalizzanti, in particolare con DDAI. Altre ricerche sui DSA hanno, invece, indagato la frequente concomitanza tra DSA e disturbi emotivi internalizzanti, come ansia e depressione.Di fondamentale importanza , inoltre, rendere partecipe della diagnosi tutte le figure che entrano nella vita del bambino familiari, insegnanti, educatori, babysitter ecc di modo che si possa seguire una stessa linea dintervento, cos che il bambinoragazzo non entri in confusione e possa sentirsi compreso e accettato per le sue peculiarit e non criticato per quelli che sono standard esterni che per lui sono fonte di disagio e stress.Psicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

Difficolt Scolastiche
Difficolt Scolastiche
1000-666
novembre
23
Difficoltà Scolastiche
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
I motivi per cui un bambino o un ragazzo può attraversare momenti di più o meno grave difficoltà scolastiche sono vari.
Esistono casi in cui le difficoltà scolastiche nascono da problemi emotivi, ovvero situazioni in cui il piccolo, o il giovane, riversa sul contesto scolastico sintomatologie ansiose o depressive, che hanno le radici in fattori esterni alla scuola. Un esempio potrebbe essere il caso del Mutismo selettivo, un quadro clinico caratterizzato dalla persistente incapacità di comunicare verbalmente in alcuni contesti e/o nell’interazione con specifici interlocutori. Tale disturbo si manifesta in presenza di uno sviluppo cognitivo e del linguaggio adeguato all’età del soggetto, e ad una mantenuta capacità di parlare e comprendere la propria lingua in altri contesti. In media l’età in cui l’MS sembra insorgere è tra i 3 e gli 8 anni, quindi proprio in concomitanza con l’ingresso nel contesto scolastico, ambiente caratterizzato dal confronto strutturato con i pari e con gli adulti. Sostenere un’interrogazione e/o rispondere a delle domande davanti agli altri, ad esempio, possono rappresentare dei trigger per le manifestazioni del disturbo; tali situazioni altamente stressanti, portano ad una progressiva chiusura dello studente, che utilizzerà come strategia per tenere a bada l’ansia il silenzio. Di norma è, infatti, l’insegnante a riportare ai genitori preoccupazioni, perplessità, e spesso anche critiche, circa il mutismo dei loro figli. Altri esempi di difficoltà emotive che possono influenzare il rendimento scolastico, oltre ai “classici” disturbi d’ansia e depressivi, sono il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (gravi e ricorrenti scoppi di collera); disturbo d’ansia di separazione (paura o ansia eccessiva e inappropriata rispetto allo stadio di sviluppo che riguarda la separazione da coloro a cui l’individuo è attaccato); disturbo d’ansia sociale (paura o ansia marcata rispetto a una o più situazioni sociali nelle quali si è esposti al possibile esame dagli altri).



Vi sono poi i disturbi del comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta i quali implicano problemi di autocontrollo delle emozioni e dei comportamenti che, tra le altre cose, vanno ad influire negativamente anche sull’ambito scolastico. Tali disturbi infatti compromettono le relazioni con i pari e/o con gli insegnanti, e anche il rendimento scolastico può risentire della tendenza a non seguire le regole e a mettersi nei guai. Tra questi disturbi citiamo il disturbo oppositivo provocatorio (umore collerico/irritabile e comportamento polemico/provocatorio o vendicativo verso pari, adulti e in particolare verso le figure che rappresentano l’autorità); disturbo esplosivo intermittente (incapacità di controllare i ricorrenti impulsi aggressivi, verbali e fisici, che vengono messi in atto in maniera non premeditata e senza lo scopo di raggiungere qualche obiettivo concreto); disturbo della condotta (pattern di comportamento ripetitivo e persistente in cui vengono violati i diritti fondamentali degli altri o le principali norme o regole sociali appropriate all’età).



Le difficoltà scolastiche più “famose” sono, però, da ricondurre ai disturbi del neurosviluppo. Questi disturbi si manifestano tipicamente nei primi anni di vita e sono caratterizzati da deficit dello sviluppo che causano una compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico e lavorativo. Il range dei deficit dello sviluppo varia da limitazioni molto specifiche dell’apprendimento o del controllo delle funzioni esecutive fio alla compromissione globale delle abilità sociali o dell’intelligenza. Di seguito mi soffermerò solo su due dei disturbi presenti in questa categoria diagnostica, associati a prestazioni e risultati scolastici ridotti, e scelgo di tralasciare, in particolare, disturbi come l’autismo e la disabilità intellettiva, i quali richiedono una trattazione più approfondita.



• Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (DDAI): pattern persistente di disattenzione (il bambino è spesso distratto e/o sbadato, non riesce a concentrarsi e focalizzare l’attenzione sui compiti, non sembra ascoltare gli altri quando gli parlano, non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, non è presente un atteggiamento di sfida) e/o di iperattività-impulsività (eccessiva attività motoria: spesso agita mani e piedi, scorrazza e salta in situazioni in cui si dovrebbe restare seduti, è irrequieto, è spesso incapace di giocare o svolgere attività ricreative tranquillamente; ha difficoltà ad aspettare il proprio turno: interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti, spesso parla troppo e/o spara una risposta prima che la domanda sia stata completata) che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo. Può esserci una manifestazione combinata di disattenzione e di iperattività, oppure il bambino può avere la predominanza di uno o dell’altro polo. Perché ci sia questa diagnosi, le manifestazioni del disturbo devono essere presenti in più di un contesto (per es., casa e scuola). Il DDAI è molto spesso identificato durante gli anni della scuola elementare, e una percentuale rilevante di bambini con questa diagnosi rimane relativamente compromessa anche in età adulta. L’applicarsi in modo inadeguato o mutevole nei compiti che richiedono sforzo sostenuto è spesso interpretato dagli altri come pigrizia, irresponsabilità o mancanza di collaborazione, e ciò può far nascere discordie all’interno del nucleo familiare.



• Disturbo specifico dell’apprendimento (DSA): Difficoltà nell’apprendimento e nell’uso di abilità scolastiche chiave (che sono notevolmente e quantificabilmente al di sotto di quelle attese per l’età cronologiche del soggetto).
    • Compromissione della lettura (dislessia): difficoltà a leggere le parole e a comprendere il testo, compromissione della velocità o della fluenza della lettura;
    • Compromissione dell’espressione scritta: difficoltà nello spelling, nella grammatica e nell’uso della punteggiatura, confusione o disorganizzazione dell’espressione scritta;
    • Compromissione di calcolo (discalculia): difficoltà nel memorizzare fatti aritmetici, nel ragionamento matematico e nel calcolo accurato o fluente.
Il disturbo specifico dell’apprendimento ha un’origine biologica che è alla base delle anomalie a livello cognitivo associate ai sintomi comportamentali del disturbo. L’origine biologica comprende un’interazione di fattori genetici, epigenetici e ambientali che colpiscono le capacità cerebrali di percepire o processare informazioni verbali o non verbali in modo efficiente e preciso.
I disturbi dell’apprendimento sono considerati “specifici” perché non sono attribuibili a disabilità intellettive, a ritardo globale dello sviluppo, a disturbi uditivi o visivi oppure a disturbi neurologici o motori. Si tratta di individui che possono essere identificati come intellettualmente “dotati” e che possono essere in grado di sostenere un funzionamento scolastico adeguato utilizzando strategie compensatorie.
La diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento non può basarsi su una sola fonte di dati, ma è necessaria un’analisi della storia medica ed evolutiva, dell’educazione e del contesto familiare del soggetto, della storia della difficoltà di apprendimento, comprese le loro manifestazioni passate e attuali, dell’impatto di tali difficoltà sul funzionamento scolastico, lavorativo e sociale, delle pagelle scolastiche e dei punteggi passati o attuali ottenuti nei testi individuali standardizzati sul rendimento scolastico.  

È importante identificare quanto prima l’origine delle difficoltà scolastiche in quanto ogni caso è unico e richiede un’attenzione, un trattamento e un tipo di accompagnamento al momento dei compiti specifico. I trattamenti più efficaci sembrano essere quelli mirati a riabilitare la funzione o vicariare la funzione con metodi strutturati o basati sul deficit.
L’intervento tempestivo e specialistico permette di approfittare della fase evolutiva, in cui l’alunno è predisposto a specifici apprendimenti, e di evitare il rischio del consolidamento degli errori. L’insuccesso prolungato, la percezione di essere “peggiori” dei compagni di classe, le continue critiche di maestri e professori, oltre che i conflitti in famiglia, generano scarsa autostima e mancanza di fiducia nelle proprie possibilità che, nel tempo, possono strutturarsi e dare origine ad un’elevata demotivazione all’apprendimento scolastico, danneggiando la carriera scolastica, ad altri disturbi mentali e a difficoltà lavorative e relazionali. La letteratura internazionale riporta, infatti, diversi studi che riscontrano una comorbilità tra DSA e problemi emotivi e comportamentali. Ampie evidenze sono state riscontrate sulla comorbidità fra DSA e disturbi esternalizzanti, in particolare con DDAI. Altre ricerche sui DSA hanno, invece, indagato la frequente concomitanza tra DSA e disturbi emotivi internalizzanti, come ansia e depressione.
Di fondamentale importanza è, inoltre, rendere partecipe della diagnosi tutte le figure che entrano nella vita del bambino: familiari, insegnanti, educatori, babysitter ecc… di modo che si possa seguire una stessa linea d’intervento, così che il bambino/ragazzo non entri in confusione e possa sentirsi compreso e accettato per le sue peculiarità e non criticato per quelli che sono standard esterni che per lui sono fonte di disagio e stress.
 

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    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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    Analisi Transazionale,
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    Modello degli stati dell’Io
    Secondo questo modello tutti i modi in cui gli individui si comportano, pensano, e sentono, possono essere ricondotti a tre stati dell’Io, chiamati “Genitore”, “Adulto” e “Bambino”.
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