Giochi

Uno degli strumenti principali con cui lavoro sulle relazioni di coppia lanalisi del Gioco, concezione molto interessante dellAnalisi Transazionale, sulla quale vorrei concentrarmi in questo articolo.Per farvi comprendere meglio cosa intendo con il termine Gioco vorrei farvi una domanda -Vi siete mai chiesti come mai a volte vi capita di interagire con gli altri in un modo che sembra sfuggire al vostro controllo e al fine del quale sperimentate disagio eo pensieri negativi su voi stessi o sugli altri -Avete mai provato sorpresa per il modo in cui sono andate a finire le cose, rendendovi conto nel contempo che avete gi vissuto quella stessa situazione In Analisi Transazionale A.T. a questo scambio di interazioni disadattive viene dato il nome di Giochi E. Berne. Un termine semplice per indicare qualcosa di molto importante. I giochi ci permettono di avvicinarci agli altri e di avere significative transazioni con loro, tuttavia tenendoci a distanza dai rischi che comporterebbe lavere una relazione realmente intima.Vi sicuramente capitato qualche volta di parlare con qualcuno e di notare che, mentre il loro linguaggio verbale ci comunicava qualcosa, quello non verbale ci comunicava tuttaltro o addirittura lopposto. Una regola della comunicazione molto importante, infatti, che laspetto non verbale della comunicazione a caratterizzare quanto comunicato verbalmente, e non viceversa Un capo che ci dice Ottimo lavoro a fine giornata, ma che ce lo dice con le sopracciglia e le labbra inarcate, con le braccia incrociate e un tono di voce ironico, certamente non ci vuole dire che abbiamo davvero svolto un ottimo lavoro, ma lesatto opposto E sappiamo tutti come nel classico clich della fidanzata che conclude una discussione con il fidanzato dicendogli fa come vuoi lei non voglia davvero che il fidanzato segua la propria volont Ecco, nel corso del Gioco ogni partecipante si trova ad inviare contemporaneamente due messaggi uno a livello sociale e uno a livello psicologico. Il messaggio psicologico pu essere sia consapevole che inconsapevole, ma sempre incongruente con il contenuto del messaggio sociale, ed proprio questo messaggio segreto che rivela le vere intenzioni del giocatore e, quindi, il vero intento della comunicazione. S. Karpman ha creato un modo molto semplice ed immediato per poter leggere la dinamica relazionale del gioco, iltriangolo drammatico. Egli ha affermato che ogni qualvolta si avvia un gioco, i giocatori entrano in uno dei ruoli previsti Persecutore, Salvatore e Vittima.Il Persecutore una persona che calpesta e sminuisce gli altri, considerati inferiori, svalutandone la dignit. Il Salvatore tende a svalutare la capacit degli altri di pensare da soli e di agire di propria iniziativa egli tende ad offrire agli altri il proprio aiuto ponendosi da una posizione di superiorit. La Vittima un ruolo complementare a quello di Salvatore e di Persecutore essa svaluta s stessa, considerandosi inferiore. Questa figura pu cercare sia un Persecutore che la tratti male, sia un Salvatore che le offra il suo aiuto, confermandole la sua convinzione Io non posso farcela da solo.Solitamente ogni persona ha un ruolo preferito che tende ad utilizzare per la maggior parte del suo tempo, tuttavia si realizza un gioco quando almeno uno dei due giocatori cambia improvvisamente ruolo. Questo momento di incrocio un momento di confusione e sorpresa del secondo giocatore, ed in seguito a questo momento che entrambi i giocatori sperimentano unemozione negativa e che confermano le proprie credenze su s stessi e sugli altri.I giochi psicologici, nonostante il tornaconto negativo che ne deriva, sono molto frequenti nei rapporti interpersonali.Tutti i giochi sono riproposizioni di strategie infantili non pi adatte a delle persone adulte, ma che vengono messi in atto lo stesso in quanto fonte di vantaggi. I motivi e i vantaggi per cui una persona gioca risiedono1. Nel bisogno umano di carezzee cio di riconoscimento, di interazioni e di stimoli da parte di chi ci circonda. Ci si applica anche in caso di riconoscimenti negativi qualsiasi tipo di carezza meglio di nessuna carezza 2. nel bisogno di mantenere la propria posizione esistenziale, ovvero le convinzioni autoprodotte circa s stesso, gli altri, il mondo e il corso della sua vita anche quando disfunzionali 3. nel rendere laltro prevedibile cos anche se, ad esempio, laltro percepito come aggressivo, noi sapremo sempre cosa aspettarci da luisembra poco4. nellemozione sperimentata a fine gioco, unemozione che in A.T. definita parassita e che corrisponde a quellemozione familiare appresa e incoraggiata nellinfanzia, che viene rivissuta in molte situazioni di stress e che risulta essere inadatta come mezzo adulto di risoluzione dei problemi. Anche questa reazione emotiva un qualcosa che viene ricercato in quanto familiare e meno rischioso dellignoto. Vi lascio qui una sorta di test, un qualcosa a cui potete provare a rispondere da soli per provare ad analizzare i vostri giochi psicologici.L. Collinson, basandosi sul Programma del gioco elaborato da J. James, ha elaborato un modo per poter analizzare i modelli di gioco tipici di un soggetto. Esso consiste in un insieme di domande, tra le quali spiccano due domande misteriose. Provate a rispondere anche voi se vi va Le domande misteriose sono riportate subito dopo lelenco ma, mi raccomando, non guardatele sino a che non avrete risposto alle altre domande del Programma del gioco poi rispondete anche ad esse1.Qual la cosa che mi succede pi e pi volte per rispondere a questa domanda pensate al modo pi frequente in cui vi capita di discutere con gli altri 2. Come comincia 3.Che cosa succede dopo 4.domanda misteriosa 5.E poi 6.domanda misteriosa7. Come va a finire8. Cosa provo8b. Cosa penso che provi laltroLe domande misteriose sono Qual il mio messaggio segreto allaltro e Qual il messaggio segreto dellaltro a me. Le risposte a queste domande corrispondono ai messaggi psicologici veicolati nel gioco. Collinson afferma che entrambe le risposte sono messaggi trasmessi aggiungo o appresi dai propri genitori durante linfanzia.Come smettere di giocare la risposta a questa domanda non semplice, e richiede una spiccata bravura nello svolgere dellautoanalisi. Prima di tutto importante focalizzarci sui nostri giochi, e non su quelli degli altri. Ricordiamo che non si possono cambiare gli altri, ma possiamo cambiare il modo in cui noi ci rapportiamo a loro e questo pu provocare un cambiamento nella relazione tra di noi. Una volta individuati i nostri giochi, e ci che ci sta dietro, bisogna riuscire a sforzarsi di non entrare nel gioco per diverso tempo. Sembrerebbe banale, ma in realt ci richiede una fatica non indifferente, oltre che un allenamento nel riuscire a riconoscere i nostri messaggi psicologici e ci che miriamo ad ottenere dal gioco. Ad esempio, riconoscere che arrabbiarsi con laltro perch non ci ha dedicato abbastanza attenzioni, e che comunicarglielo con aggressivit attraverso pretesti futili non inerenti al motivo del nostro rancore non ci aiuter ad ottenere ci che realmente vogliamo, e cio amore e attenzioni, richiede una grossa capacit introspettiva e molto auto-controllo nel riuscire, la volta successiva, a non ripetere lo stesso pattern relazionale e nel trovare altre modalit per chiedere ci di cui pi abbiamo bisogno. Farlo da soli non semplice, e per quanto possiamo dirci ok, ora so che alzare la voce non porter a nulla di buono, la prossima volta rester calma il passaggio successivo non immediato, anche perch il nostro gioco solitamente si incastra con il gioco dellaltro partner, il quale risponde molto volentieri al nostro invito a giocare. Inutile dirci che con un buon percorso di psicoterapia alle spalle anche questo sport diventa pi semplice. Quando noi smettiamo di giocare, anche laltro se ne accorge ed costretto ad adeguarsi. Smettere di giocare equivale allo stabilire una relazione intima ed autentica, che si tratti di un rapporto lavorativo, amicale, familiare e di coppia. A tal proposito, Berne dicevase tutto va bene, poi sarete premiati da compensi buoni, anzich cattivi. Per esempio, una coppia che gioca a Burrasca il titolo dato da Berne ad uno dei giochi di coppia e trova il proprio compenso nella collera, pu scoprire che il sesso pi divertente della collera, cosa che pu essere difficile per loro da credere, finch non si concretizza nella realt E. Berne, Fare lamore.Vi saluto, quindi, con uno spunto di riflessione Quando io vi offro uno stimolo transazionale una comunicazione non posso MAI obbligarvi a entrare nel gioco. Il massimo che posso fare invitarvi a partecipare.BibliografiaBERNE, E. 1961. Analisi transazionale e psicoterapia. Un sistema di psichiatria sociale e individuale. Roma Casa Editrice Astrolabio. LibroBERNE, E. 1964. A che gioco giochiamo un classico della psicologia contemporanea. Milano BompianiBERNE, E. 1970. Fare lAmore. Milano BompianiSTEWART, I. JOINES, V. 1990. LAnalisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani. Milano Garzanti. LibroWOOLLAMS, S. BROWN, M. 1985. Analisi transazionale. Psicoterapia della persona e delle relazioni. Assisi Cittadella Editrice. LibroPsicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

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A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
Uno degli strumenti principali con cui lavoro sulle relazioni di coppia è l’analisi del Gioco, concezione molto interessante dell’Analisi Transazionale, sulla quale vorrei concentrarmi in questo articolo.

Per farvi comprendere meglio cosa intendo con il termine “Gioco” vorrei farvi una domanda:
-Vi siete mai chiesti come mai a volte vi capita di interagire con gli altri in un modo che sembra sfuggire al vostro controllo e al fine del quale sperimentate disagio e/o pensieri negativi su voi stessi o sugli altri?
-Avete mai provato sorpresa per il modo in cui sono andate a finire le cose, rendendovi conto nel contempo che avete già vissuto quella stessa situazione?



In Analisi Transazionale (A.T.) a questo scambio di interazioni disadattive viene dato il nome di: “Giochi” (E. Berne). Un termine semplice per indicare qualcosa di molto importante.
I giochi ci permettono di avvicinarci agli altri e di avere significative transazioni con loro, tuttavia tenendoci a distanza dai rischi che comporterebbe l’avere una relazione realmente “intima”.

Vi è sicuramente capitato qualche volta di parlare con qualcuno e di notare che, mentre il loro linguaggio verbale ci comunicava qualcosa, quello non verbale ci comunicava tutt’altro o addirittura l’opposto. Una regola della comunicazione molto importante, infatti, è che è l’aspetto non verbale della comunicazione a caratterizzare quanto comunicato verbalmente, e non viceversa!
Un capo che ci dice “Ottimo lavoro!” a fine giornata, ma che ce lo dice con le sopracciglia e le labbra inarcate, con le braccia incrociate e un tono di voce ironico, certamente non ci vuole dire che abbiamo davvero svolto un ottimo lavoro, ma l’esatto opposto…! E sappiamo tutti come nel  classico clichè della fidanzata che conclude una discussione con il fidanzato dicendogli “fa come vuoi!” lei non voglia davvero che il fidanzato segua la propria volontà!  

Ecco, nel corso del “Gioco” ogni partecipante si trova ad inviare contemporaneamente due messaggi: uno a livello sociale e uno a livello psicologico. Il messaggio psicologico può essere sia consapevole che inconsapevole, ma è sempre incongruente con il contenuto del messaggio sociale, ed è proprio questo messaggio “segreto” che rivela le vere intenzioni del giocatore e, quindi, il vero intento della comunicazione.

S. Karpman ha creato un modo molto semplice ed immediato per poter leggere la dinamica relazionale del gioco, il triangolo drammatico.     
Egli ha affermato che ogni qualvolta si avvia un gioco, i giocatori entrano in uno dei ruoli previsti: Persecutore, Salvatore e Vittima.
triangolo drammatico.jpg
•Il Persecutore è una persona che calpesta e sminuisce gli altri, considerati inferiori, svalutandone la dignità.

• Il Salvatore tende a svalutare la capacità degli altri di pensare da soli e di agire di propria iniziativa; egli tende ad offrire agli altri il proprio aiuto ponendosi da una posizione di superiorità.
• La Vittima è un ruolo complementare a quello di Salvatore e di Persecutore; essa svaluta sé stessa, considerandosi inferiore. Questa figura può cercare sia un Persecutore che la tratti male, sia un Salvatore che le offra il suo aiuto, confermandole la sua convinzione “Io non posso farcela da solo”.

Solitamente ogni persona ha un ruolo preferito che tende ad utilizzare per la maggior parte del suo tempo, tuttavia si realizza un gioco quando almeno uno dei due giocatori cambia improvvisamente ruolo. Questo momento di “incrocio” è un momento di confusione e sorpresa del secondo giocatore, ed è in seguito a questo momento che entrambi i giocatori sperimentano un’emozione negativa e che confermano le proprie credenze su sé stessi e sugli altri.




I giochi psicologici, nonostante il tornaconto negativo che ne deriva, sono molto frequenti nei rapporti interpersonali.
Tutti i giochi sono riproposizioni di strategie infantili non più adatte a delle persone adulte, ma che vengono messi in atto lo stesso in quanto fonte di “vantaggi”.
I motivi e i vantaggi per cui una persona gioca risiedono:
1. Nel bisogno umano di “carezze” e cioè di riconoscimento, di interazioni e di stimoli da parte di chi ci circonda. Ciò si applica anche in caso di riconoscimenti negativi (qualsiasi tipo di carezza è meglio di nessuna carezza!);
2. nel bisogno di mantenere la propria posizione esistenziale, ovvero le convinzioni autoprodotte circa sé stesso, gli altri, il mondo e il corso della sua vita (anche quando disfunzionali);
3. nel rendere l’altro prevedibile (così anche se, ad esempio, l’altro è percepito come aggressivo, noi sapremo sempre cosa aspettarci da lui…sembra poco?);
4. nell’emozione sperimentata a fine gioco, un’emozione che in A.T. è definita “parassita” e che corrisponde a quell’emozione familiare appresa e incoraggiata nell’infanzia, che viene rivissuta in molte situazioni di stress e che risulta essere inadatta come mezzo adulto di risoluzione dei problemi. Anche questa reazione emotiva è un qualcosa che viene ricercato in quanto “familiare” e meno rischioso dell’ignoto.

• Vi lascio qui una sorta di “test”, un qualcosa a cui potete provare a rispondere da soli per provare ad analizzare i vostri giochi psicologici.
L. Collinson, basandosi sul “Programma del gioco” elaborato da J. James, ha elaborato un modo per poter analizzare i modelli di gioco tipici di un soggetto. Esso consiste in un insieme di domande, tra le quali spiccano due “domande misteriose”. Provate a rispondere anche voi se vi va! Le “domande misteriose” sono riportate subito dopo l’elenco ma, mi raccomando, non guardatele sino a che non avrete risposto alle altre domande del Programma del gioco; poi rispondete anche ad esse
 :
1.  
Qual è la cosa che mi succede più e più volte? (per rispondere a questa domanda pensate al modo più frequente in cui vi capita di discutere con gli altri)

     2. Come comincia?

        3. Che cosa succede dopo?

       4.  (domanda misteriosa)

        5.  E poi?

    6.  (domanda misteriosa)

7.     Come va a finire?

8.     Cosa provo?

8b. Cosa penso che provi l’altro?

Le domande misteriose sono: “Qual è il mio messaggio segreto all’altro?” e “Qual è il messaggio segreto dell’altro a me?”.
Le risposte a queste domande corrispondono ai messaggi psicologici veicolati nel gioco.
Collinson afferma che entrambe le risposte sono messaggi trasmessi (aggiungo: o appresi) dai propri genitori durante l’infanzia.
 



Come smettere di giocare? la risposta a questa domanda non è semplice, e richiede una spiccata bravura nello svolgere dell’autoanalisi.
Prima di tutto è importante focalizzarci sui nostri giochi, e non su quelli degli altri. Ricordiamo che non si possono cambiare gli altri, ma possiamo cambiare il modo in cui noi ci rapportiamo a loro e questo può provocare un cambiamento nella relazione tra di noi.
Una volta individuati i nostri giochi, e ciò che ci sta dietro, bisogna riuscire a sforzarsi di non entrare nel gioco per diverso tempo. Sembrerebbe banale, ma in realtà ciò richiede una fatica non indifferente, oltre che un allenamento nel riuscire a riconoscere i nostri messaggi psicologici e ciò che miriamo ad ottenere dal gioco. Ad esempio, riconoscere che arrabbiarsi con l’altro perché non ci ha dedicato abbastanza attenzioni, e che comunicarglielo con aggressività attraverso pretesti futili non inerenti al motivo del nostro rancore non ci aiuterà ad ottenere ciò che realmente vogliamo, e cioè amore e attenzioni, richiede una grossa capacità introspettiva e molto auto-controllo nel riuscire, la volta successiva, a non ripetere lo stesso pattern relazionale e nel trovare altre modalità per chiedere ciò di cui più abbiamo bisogno. Farlo da soli non è semplice, e per quanto possiamo dirci “ok, ora so che alzare la voce non porterà a nulla di buono, la prossima volta resterò calma” il passaggio successivo non è immediato, anche perché il nostro gioco solitamente si incastra con il gioco dell’altro partner, il quale risponde molto volentieri al nostro invito a giocare. Inutile dirci che con un buon percorso di psicoterapia alle spalle anche questo ‘sport’ diventa più semplice.
Quando noi smettiamo di giocare, anche l’altro se ne accorge ed è costretto ad adeguarsi. Smettere di giocare equivale allo stabilire una relazione intima ed autentica, che si tratti di un rapporto lavorativo, amicale, familiare e di coppia. A tal proposito, Berne diceva: 
“se tutto va bene, poi sarete premiati da compensi buoni, anziché cattivi. Per esempio, una coppia che gioca a ‘Burrasca’ (il titolo dato da Berne ad uno dei giochi di coppia) e trova il proprio compenso nella collera, può scoprire che il sesso è più divertente della collera, cosa che può essere difficile per loro da credere, finché non si concretizza nella realtà” (E. Berne, “Fare l’amore”).



Vi saluto, quindi, con uno spunto di riflessione:
Quando io vi offro uno stimolo transazionale (una comunicazione) non posso MAI obbligarvi a entrare nel gioco. Il massimo che posso fare è invitarvi a partecipare.


Bibliografia

BERNE, E. (1961). Analisi transazionale e psicoterapia. Un sistema di psichiatria sociale e individuale. Roma: Casa Editrice Astrolabio. (Libro)
BERNE, E. (1964). A che gioco giochiamo: un classico della psicologia contemporanea. Milano: Bompiani
BERNE, E. (1970). Fare l’Amore. Milano: Bompiani
STEWART, I. & JOINES, V. (1990). L’Analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani. Milano: Garzanti. (Libro)
WOOLLAMS, S. & BROWN, M. (1985). Analisi transazionale. Psicoterapia della persona e delle relazioni. Assisi: Cittadella Editrice. (Libro)


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    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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    Lavoro secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale (A.T.), teoria psicologica e approccio di psicoterapia che, pur essendo figlia della Psicoanalisi, ha come punto di forza l’utilizzo di concetti concreti, tangibili, e facilmente comprensibili.
    Modello degli stati dell’Io
    Secondo questo modello tutti i modi in cui gli individui si comportano, pensano, e sentono, possono essere ricondotti a tre stati dell’Io, chiamati “Genitore”, “Adulto” e “Bambino”.
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