Mindfulness Based Eating Awareness Training

Il protocollo Mindfulness Based Eating Awareness Training MB-EAT stato ideato da Jean Kristeller. Esso si basa sullintegrazione di momenti di meditazione, secondo lapproccio della mindfulness, a specifiche tecniche terapeutiche cognitivo comportamentali.Jon Kabat-Zinn, lideatore del primo protocollo mindfulness per la riduzione dello stress, defin la Minfulness come porre attenzione in un modo particolare intenzionalmente, al momento presente, in modo non giudicante, non critico e di accettazione 2003. Dalla sua prima integrazione nella psicoterapia occidentale nel 1979, la mindfulness ha subito un crescente sviluppo che lha portata ad essere sempre pi utilizzata e riconosciuta nella sua efficacia, prima in America e ormai anche in Europa.Essere mindful vuol dire essere consapevoli dei propri pensieri, delle proprie emozioni e delle sensazioni fisiche che si sperimentano nel qui e ora, ponendosi su un piano di osservazione rispetto ad essi. La Mindfulness serve a coltivare la possibilit di liberarsi dagli schemi reattivi abituali che guidano i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. Nella nostra vita, infatti, siamo portati a mettere in atto sempre le stesse routine, guidati dallo stesso tipo di pensieri e in preda alle stesse emozioni, senza che vi sia uno spazio di riflessione rispetto a queste. Quando riceviamo uno stimolo, noi siamo portati a rispondere automaticamente, come guidati da un pilota automatico. Applicare la mindfulness permette di effettuare un tipo di scelta diversa perch consapevoleessa promuove la saggezza intesa come risposta coerente con i propri valori e priva di autosabotaggi e laccettazione di ci che immodificabile.Labbuffata nel protocollo Mindfulness Based Eating Awareness Training MB-EAT viene definita un episodio di alimentazione inconsapevole. Questa spiegazione amplia ed approfondisce il significato dato al disturbo da binge eating nel DSM 5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Secondo lMB-EAT ci che conta non il mangiare una grande quantit di cibo in un breve lasso di tempo, ma lo stato mentale con cui compio questa azione.Come precedentemente accennato, la mindfulness applicata allalimentazione compulsiva viene integrata dal modello cognitivo-comportamentale, secondo cui le abbuffate hanno diverse funzioni condizionate tra cui il rinforzo positivo ad es. lo sperimentare, in seguito ad una abbuffata, unemozione positiva e il rinforzo negativo, il quale provoca la fuga di esperienze negative come ansia, pensieri intrusivi ecc ad es. il soggetto tende a sopprimere una precedente esperienza negativa tramite labbuffata. Entrambi i processi sono resi possibili dal fatto che, nel momento dellabbuffata, lindividuo tende ad entrare in uno stato di simil-dissociazione, come se fosse in un sogno e non nel momento presente. Mangiare rappresenta spesso un atto consolatorio per il quale si pu anche attuare una preparazione, ad es ho avuto una brutta giornata quindi mi ordino una pizza da mangiare mentre guardo un film, sono triste quindi mi cuciner un dolce.Utilizzare le tecniche meditative della mindfulness per il trattamento di alcuni disturbi alimentari nasce dalla consapevolezza che, salvo patologie specifiche, lipotalamo ha la capacit di controllare e regolare lintroito e il dispendio calorico necessario al nostro corpo per funzionare al meglio e che, ciononostante, tale competenza pu negli anni venire meno, rendendo lalimentazione artefatta e mediata da regole eo schemi mentali disfunzionali. La mindfulness ci insegna a restituire al nostro cervello questa abilit innata. Vari studi hanno dimostrato come bambini sotto i tre anni, posti per diverse settimane di fronte ad un buffet ricco di cibo, mangiassero solo il quantitativo giusto di calorie per il loro fabbisogno, per giunta con i giusti nutrienti, senza che nessuno glielo avesse insegnato. Questi studi avvalorano la tesi secondo cui il corpo umano sarebbe innatamente in grado di autoregolarsi anche per quanto riguarda lalimentazione. Studi successivi hanno poi dimostrato come tra i tre e i cinque anni questabilit di autoregolazione tenda a scemare. Significativo ricordarci come, in tale fascia evolutiva, i bambini sviluppino limportantissima abilit della mentalizzazione, capacit fondamentale e funzionale per la nostra vita. La mentalizzazione ci permette di cogliere, di comprendere e di anticipare gli stati mentali altrui. Tuttavia tale abilit pu andare a compromettere le capacit autoregolatorie legate allalimentazione di cui abbiamo precedentemente parlato. Ma come pu succedere Accade che molto spesso per invogliare il bambino a mangiare gli pu venire detto, ad esempio, di finire la propria porzione di cena per non far dispiacere la mamma, il pap o chiunque sia che si occupa della sua alimentazione. Con il ripetersi dellesperienza il bambino potrebbe associare le sue abitudini alimentari al compiacere le figure di accudimento solito, infatti, sentire genitori pregare il figlio di mangiare anche quando questi non ne ha voglia. Spesso si stimolano nel bambino sensi di colpa come pensa ai bambini che non hanno il cibo, o si fanno dei veri e propri ricatti come se non finisci la pasta dopo non puoi giocare. In maniera simile, anche la frequente abitudine di distrarre il piccolo dal momento del pranzo o della cena con cartoni animati o giochi pu influenzare il futuro comportamento alimentare del bambino, cos come rispondere ad ogni suo pianto o capriccio offrendogli qualcosa da mangiare per tranquillizzarlo, in maniera indistinta, come se tutti i pianti fossero pianti di fame, pu fare abituare il bambino, con il ripetersi delle esperienze, a perdere il contatto con le proprie sensazioni corporee e ad ignorare il senso di fame biologica e di saziet. Mentre un neonato non pu essere costretto a mangiare pi di quanto lo desideri, un bambino dai tre anni in su pu essere fortemente influenzato da tali insegnamenti genitoriali o di chi si occupa del pasto come nonni, insegnanti, babysitter ecc.Anche alcuni piani alimentari cercano di staccarci dalle sensazioni corporee, facendoci ignorare il senso di fame e di saziet, e portandoci a seguire rigidamente dei regimi alimentari predeterminati. Questo uno dei motivi per cui alcune stime riportano che oltre il 90 dei soggetti a dieta, dopo quattro anni dalla conclusione del piano alimentare, ha ripreso i kg persi e che una quota di questi ne ha presi anche pi di quanti ne possedeva prima di iniziare la dieta.Per concludere, gli obiettivi della mindful eating sono diventare consapevoli delle infinite possibilit che abbiamo a disposizione per nutrirci, imparando a selezionare e a preparare il cibo, rispettando la propria saggezza interiore utilizzare i 5 sensi per la scelta degli alimenti, cos che siano allo stesso tempo, soddisfacenti per noi e nutrienti per il corpo riconoscere le nostre abituali risposte al cibo, senza giudicarle essere consapevole che si possono fare delle scelte alimentari che supportano la salute e il benessere, disattivando il proprio Pilota automatico osservare i pensieri in quanto semplici eventi mentali distinguere tra gli aspetti psicologici dellesperienza emotiva e gli stimoli della fame e della saziet accettare le emozioni come parte dellesperienza umana, con minore reattivit ad esse essere consapevoli degli stati interni, incrementando il monitoraggio metacognitivo.Quando lasciamo le nostre vecchie abitudini controllare i nostri comportamenti, semplicemente lasciamo il pilota automatico inserito. Ma come il pilota, abbiamo sempre la possibilit di cambiare modalit e iniziare a essere noi a scegliere la nostra direzione Quando mangi in modo consapevole, inizi a riconoscere la tendenza ad avere il pilota automatico inserito. Puoi dire a te stesso Mi sto muovendo con il pilota automatico inserito, lo sto facendo senza pensarci. Quando diventerai consapevole di questo, potrai impegnarti con te stesso impegnati a notare le abitudini e sposta la tua completa attenzione al momento presente. Intenzionalmente potrai dirigere i tuoi occhi e la tua mente su qualcosaltro da mangiare. Porta la tua attenzione al fatto che sei davanti al frigorifero. Chiediti Voglio veramente questa cosa o sto semplicemente seguendo le vecchie abitudini Se stessi seduto in macchina con il pilota automatico inserito, in che direzione vorrei andare Vorrei fermarmi O andare avanti. Quando sei nel momento presente, la tua mente nota le cose mentre queste accadono. Susan Albers, 2008Psicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

Mindfulness Based Eating Awareness Training
Mindfulness Based Eating Awareness Training
1000-666
novembre
23
Mindfulness Based Eating Awareness Training
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
Il protocollo Mindfulness Based Eating Awareness Training (MB-EAT) è stato ideato da Jean Kristeller. Esso si basa sull’integrazione di momenti di meditazione, secondo l’approccio della mindfulness, a specifiche tecniche terapeutiche cognitivo comportamentali.

Jon Kabat-Zinn, l’ideatore del primo protocollo mindfulness per la riduzione dello stress, definì la Minfulness come “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, al momento presente, in modo non giudicante, non critico e di accettazione” (2003). Dalla sua prima integrazione nella psicoterapia occidentale nel 1979, la mindfulness ha subito un crescente sviluppo che l’ha portata ad essere sempre più utilizzata e riconosciuta nella sua efficacia, prima in America e ormai anche in Europa.

Essere mindful vuol dire essere consapevoli dei propri pensieri, delle proprie emozioni e delle sensazioni fisiche che si sperimentano nel qui e ora, ponendosi su un piano di osservazione rispetto ad essi. La Mindfulness serve a coltivare la possibilità di liberarsi dagli schemi reattivi abituali che guidano i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni. Nella nostra vita, infatti, siamo portati a mettere in atto sempre le stesse routine, guidati dallo stesso tipo di pensieri e in preda alle stesse emozioni, senza che vi sia uno spazio di riflessione rispetto a queste. Quando riceviamo uno stimolo, noi siamo portati a rispondere automaticamente, come guidati da un pilota automatico. Applicare la mindfulness permette di effettuare un tipo di scelta diversa perché consapevole; essa promuove la saggezza (intesa come risposta coerente con i propri valori e priva di autosabotaggi) e l’accettazione di ciò che è immodificabile.



L’abbuffata nel protocollo Mindfulness Based Eating Awareness Training (MB-EAT) viene definita un episodio di alimentazione inconsapevole. Questa spiegazione amplia ed approfondisce il significato dato al "disturbo da binge eating" nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Secondo l’MB-EAT ciò che conta non è il mangiare una grande quantità di cibo in un breve lasso di tempo, ma lo stato mentale con cui compio questa azione.

Come precedentemente accennato, la mindfulness applicata all’alimentazione compulsiva viene integrata dal modello cognitivo-comportamentale, secondo cui le abbuffate hanno diverse funzioni condizionate tra cui il rinforzo positivo (ad es. lo sperimentare, in seguito ad una abbuffata, un’emozione positiva) e il rinforzo negativo, il quale provoca la fuga di esperienze negative come ansia, pensieri intrusivi ecc… (ad es. il soggetto tende a sopprimere una precedente esperienza negativa tramite l’abbuffata). Entrambi i processi sono resi possibili dal fatto che, nel momento dell’abbuffata, l’individuo tende ad entrare in uno stato di simil-dissociazione, come se fosse in un sogno e non nel momento presente. Mangiare rappresenta spesso un atto consolatorio per il quale si può anche attuare una preparazione, ad es: “ho avuto una brutta giornata quindi mi ordino una pizza da mangiare mentre guardo un film”, “sono triste quindi mi cucinerò un dolce”.

Utilizzare le tecniche meditative della mindfulness per il trattamento di alcuni disturbi alimentari nasce dalla consapevolezza che, salvo patologie specifiche, l’ipotalamo ha la capacità di controllare e regolare l’introito e il dispendio calorico necessario al nostro corpo per funzionare al meglio e che, ciononostante, tale competenza può negli anni venire meno, rendendo l’alimentazione artefatta e mediata da regole e/o schemi mentali disfunzionali. La mindfulness ci insegna a restituire al nostro cervello questa abilità innata.

Vari studi hanno dimostrato come bambini sotto i tre anni, posti per diverse settimane di fronte ad un buffet ricco di cibo, mangiassero solo il quantitativo giusto di calorie per il loro fabbisogno, per giunta con i giusti nutrienti, senza che nessuno glielo avesse insegnato. Questi studi avvalorano la tesi secondo cui il corpo umano sarebbe innatamente in grado di autoregolarsi anche per quanto riguarda l’alimentazione. Studi successivi hanno poi dimostrato come tra i tre e i cinque anni quest’abilità di autoregolazione tenda a scemare. Significativo è ricordarci come, in tale fascia evolutiva, i bambini sviluppino l’importantissima abilità della mentalizzazione, capacità fondamentale e funzionale per la nostra vita. La mentalizzazione ci permette di cogliere, di comprendere e di anticipare gli stati mentali altrui. Tuttavia tale abilità può andare a compromettere le capacità autoregolatorie legate all’alimentazione di cui abbiamo precedentemente parlato. Ma come può succedere? Accade che molto spesso per invogliare il bambino a mangiare gli può venire detto, ad esempio, di finire la propria porzione di cena per non far dispiacere la mamma, il papà o chiunque sia che si occupa della sua alimentazione. Con il ripetersi dell’esperienza il bambino potrebbe associare le sue abitudini alimentari al compiacere le figure di accudimento; è solito, infatti, sentire genitori “pregare” il figlio di mangiare anche quando questi non ne ha voglia. Spesso si stimolano nel bambino sensi di colpa come “pensa ai bambini che non hanno il cibo”, o si fanno dei veri e propri ricatti come “se non finisci la pasta dopo non puoi giocare”. In maniera simile, anche la frequente abitudine di distrarre il piccolo dal momento del pranzo o della cena con cartoni animati o giochi può influenzare il futuro comportamento alimentare del bambino, così come rispondere ad ogni suo pianto o capriccio offrendogli qualcosa da mangiare per tranquillizzarlo, in maniera indistinta, come se tutti i pianti fossero pianti di fame, può fare abituare il bambino, con il ripetersi delle esperienze, a perdere il contatto con le proprie sensazioni corporee e ad ignorare il senso di fame (biologica) e di sazietà. Mentre un neonato non può essere costretto a mangiare più di quanto lo desideri, un bambino dai tre anni in su può essere fortemente influenzato da tali insegnamenti genitoriali o di chi si occupa del pasto (come nonni, insegnanti, babysitter ecc…).
Anche alcuni piani alimentari cercano di "staccarci" dalle sensazioni corporee, facendoci ignorare il senso di fame e di sazietà, e portandoci a seguire rigidamente dei regimi alimentari predeterminati. Questo è uno dei motivi per cui alcune stime riportano che oltre il 90% dei soggetti a dieta, dopo quattro anni dalla conclusione del piano alimentare, ha ripreso i kg persi e che una quota di questi ne ha presi anche più di quanti ne possedeva prima di iniziare la dieta.
 

Per concludere, gli obiettivi della mindful eating sono:
• diventare consapevoli delle infinite possibilità che abbiamo a disposizione per nutrirci, imparando a selezionare e a preparare il cibo, rispettando la propria saggezza interiore;
utilizzare i 5 sensi per la scelta degli alimenti, così che siano allo stesso tempo, soddisfacenti per noi e nutrienti per il corpo;
riconoscere le nostre abituali risposte al cibo, senza giudicarle;
essere consapevole che si possono fare delle scelte alimentari che supportano la salute e il benessere, disattivando il proprio “Pilota automatico”;
osservare i pensieri in quanto semplici eventi mentali;
distinguere tra gli aspetti psicologici dell’esperienza emotiva e gli stimoli della fame e della sazietà;
accettare le emozioni come parte dell’esperienza umana, con minore reattività ad esse;
essere consapevoli degli stati interni, incrementando il monitoraggio metacognitivo.




“Quando lasciamo le nostre vecchie abitudini controllare i nostri comportamenti, semplicemente lasciamo il pilota automatico inserito. Ma come il pilota, abbiamo sempre la possibilità di cambiare modalità e iniziare a essere noi a scegliere la nostra direzione […]Quando mangi in modo consapevole, inizi a riconoscere la tendenza ad avere il pilota automatico inserito. Puoi dire a te stesso: "Mi sto muovendo con il pilota automatico inserito, lo sto facendo senza pensarci". Quando diventerai consapevole di questo, potrai impegnarti con te stesso: impegnati a notare le abitudini e sposta la tua completa attenzione al momento presente. Intenzionalmente potrai dirigere i tuoi occhi e la tua mente su qualcos'altro da mangiare. Porta la tua attenzione al fatto che sei davanti al frigorifero. Chiediti: "Voglio veramente questa cosa o sto semplicemente seguendo le vecchie abitudini? Se stessi seduto in macchina con il pilota automatico inserito, in che direzione vorrei andare? Vorrei fermarmi? O andare avanti?". Quando sei nel momento presente, la tua mente nota le cose mentre queste accadono.” [Susan Albers, 2008]

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    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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