creare i propri confini

Io sono io e tu sei tu. Non c concetto pi semplice e potente di questo sembra banale eppure non lo . Differenziare la propria esperienza da quella degli altri un processo che pu essere altamente complesso per molte persone.C chi fa fatica a riconoscere, a costruire, a rispettare e a far rispettare i propri confini, e c chi, al contrario, trae piacere, consapevolmente o inconsapevolmente, dal prevaricare i confini altrui.Le origini del modo in cui viviamo i nostri confini sono da rintracciare nella nostra storia, a partire dallinfanzia, dallamore che abbiamo o che non abbiamo ricevuto, dallesempio dato dai nostri genitori e alle prime esperienze di vita.Ma cosa si intende con confine in psicologiaPossiamo immaginare il nostro confine come una linea immaginaria, una sorta di membrana, che separa i nostri bisogni, desideri, interessi e passioni da tutto ci che esterno a noi e che da noi non desiderato. Se a livello corporeo facile individuare il nostro confine nella pelle, a livello psicologico la storia si complica.Definire i propri confini e farli rispettare non vuol dire essere egoisti come spesso si immagina, o meglio, una certa dose di egoismo, che differenzieremo dallaccezione negativa comunemente data al termine definendolo sano egoismo, oppure amore per se stessi, necessaria e altamente adattiva Legoismo e lamore per se stessi non sono, infatti, equivalenti ma opposti legoista, che sembra interessarsi troppo di s, in realt tenta solo di compensare, inutilmente, lassenza di amore che prova per se stesso.Costruire e riconoscere i propri confini quindi un compito fondamentale per lo sviluppo della propria identit e per il mantenimento del benessere psicologico.Potremmo paragonare lassenza di confini, o la loro debolezza, al lasciare che la propria casa abbia sempre la porta aperta e un cartello che invita chiunque ad entrare, a sporcare ci che vi appartiene e a consumare il vostro cibo, la vostra acqua e la vostra luce. Questa situazione ben diversa dallo scegliere consapevolmente di aiutare una persona in difficolt essere disponibile ben diverso dallessere a disposizione.Tra le persone con confini deboli troviamo quellindividuo che dice sempre di si agli altri, anche quando vorrebbe dire no avete presente quando quellamico vi chiede di fargli quel favore che proprio vi risulta difficile fargliquella persona che accetta di inseguire i sogni altrui ad es. dei genitori o del partner anzich i propriquella persona che si fa carico dei problemi di chi li circonda fino a sacrificare i propri bisogniancora, quella persona che lascia che la propria autostima dipenda dai riconoscimenti altrui, ecc.Se ti sei riconosciuto in uno di questi esempi o se te ne sono venuti in mente altri, ti invito a prenderti cura di questa scoperta o conferma su te stesso il prezzo che stai pagando o che pagherai nel lungo termine caro e corrisponde alla tua felicit. Dalla strutturazione dei confini dipendono, infatti, davvero tante dinamiche della nostra vita, ad es. il modo in cui si vive lambiente lavorativo ci teniamo sempre disponibili e reperibili anche nei giorni liberi Rinunciamo ai giorni di malattia pur di compiacere il datore di lavoro o di aiutare il collega con una presentazione, il tipo di relazione sentimentale e amicale che tenderemo pi facilmente ad instaurare esemplificativo , ad esempio, lincastro tra il disturbo narcisistico di personalit e la dipendenza affettiva, infine, il modellamento dato ai propri figli.Comprendere quanto sia sano riconoscere e annunciare i propri confini liberatorio Nascondere i propri bisogni e i propri desideri allaltro finisce col rinforzare le dinamiche relazioni disfunzionali e impedisce di raggiungere un chiarimento, di ottenere un nuovo e pi sano equilibrio e di diminuire langoscia precedentemente sperimentata.Psicologa Psicoterapeuta a Vicenza, la Dott.ssa Cristiana Brunetti riceve su appuntamento per percorsi di psicoterapia o consulenze singole. Pratica clinica per consulenze, colloqui psicologici e di psicoterapia rivolti ad adulti, bambini, adolescenti e coppie. Disturbi dellumore, Disturbi dansia, Sostegno alla genitorialit, Difficolt scolastiche, Disturbi dellalimentazione, Difficolt relazionali, Problematiche legate allautostima e allautoaffermazione, Elaborazione di lutti e traumi, Terapia di coppia.

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1280-853
dicembre
23
creare i propri confini
A CURA DI CRISTIANA BRUNETTI IN  ARTICOLI 
Io sono io e tu sei tu. Non c’è concetto più semplice e potente di questo; sembra banale eppure non lo è. Differenziare la propria esperienza da quella degli altri è un processo che può essere altamente complesso per molte persone.

C’è chi fa fatica a riconoscere, a costruire, a rispettare e a far rispettare i propri confini, e c’è chi, al contrario, trae piacere, consapevolmente o inconsapevolmente, dal prevaricare i confini altrui.

Le origini del modo in cui viviamo i nostri confini sono da rintracciare nella nostra storia, a partire dall'infanzia, dall’amore che abbiamo o che non abbiamo ricevuto, dall’esempio dato dai nostri genitori e alle prime esperienze di vita.

Ma cosa si intende con “confine” in psicologia?
Possiamo immaginare il nostro confine come una linea immaginaria, una sorta di membrana, che separa i nostri bisogni, desideri, interessi e passioni da tutto ciò che è esterno a noi e che da noi non è desiderato. Se a livello corporeo è facile individuare il nostro confine nella pelle, a livello psicologico la storia si complica.



Definire i propri confini e farli rispettare non vuol dire essere egoisti (come spesso si immagina), o meglio, una certa dose di egoismo, che differenzieremo dall’accezione negativa comunemente data al termine definendolo “sano egoismo”, oppure "amore per se stessi", è necessaria e altamente adattiva!
L’egoismo e l’amore per se stessi non sono, infatti, equivalenti ma opposti: l’egoista, che sembra interessarsi troppo di sé, in realtà tenta solo di compensare, inutilmente, l’assenza di amore che prova per se stesso.


Costruire e riconoscere i propri confini è quindi un compito fondamentale per lo sviluppo della propria identità e per il mantenimento del benessere psicologico.

Potremmo paragonare l’assenza di confini, o la loro debolezza, al lasciare che la propria casa abbia sempre la porta aperta e un cartello che invita chiunque ad entrare, a sporcare ciò che vi appartiene e a consumare il vostro cibo, la vostra acqua e la vostra luce. Questa situazione è ben diversa dallo scegliere consapevolmente di aiutare una persona in difficoltà: essere disponibile è ben diverso dall’essere a disposizione.

Tra le persone con confini deboli troviamo quell’individuo che dice sempre di “si” agli altri, anche quando vorrebbe dire “no” (avete presente quando quell’amico vi chiede di fargli quel favore che proprio vi risulta difficile fargli?);
quella persona che accetta di inseguire i sogni altrui (ad es. dei genitori o del partner) anzichè i propri;
quella persona che si fa carico dei problemi di chi li circonda fino a sacrificare i propri bisogni;
ancora, quella persona che lascia che la propria autostima dipenda dai riconoscimenti altrui, ecc….



Se ti sei riconosciuto in uno di questi esempi o se te ne sono venuti in mente altri, ti invito a prenderti cura di questa scoperta o conferma su te stesso; il prezzo che stai pagando o che pagherai nel lungo termine è caro e corrisponde alla tua felicità. Dalla strutturazione dei confini dipendono, infatti, davvero tante dinamiche della nostra vita, ad es. il modo in cui si vive l’ambiente lavorativo (ci teniamo sempre disponibili e reperibili anche nei giorni liberi? Rinunciamo ai giorni di malattia pur di compiacere il datore di lavoro o di aiutare il collega con una presentazione?), il tipo di relazione sentimentale e amicale che tenderemo più facilmente ad instaurare (esemplificativo è, ad esempio, l’incastro tra il disturbo narcisistico di personalità e la dipendenza affettiva), infine, il modellamento dato ai propri figli.

Comprendere quanto sia sano riconoscere e annunciare i propri confini è liberatorio! Nascondere i propri bisogni e i propri desideri all’altro finisce col rinforzare le dinamiche relazioni disfunzionali e impedisce di raggiungere un chiarimento, di ottenere un nuovo e più sano equilibrio e di diminuire l’angoscia precedentemente sperimentata.
 
 
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    Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in “Scienze e Tecniche Psicologiche” presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, mi sono trasferita a Padova dove, nel 2016, ho ottenuto la Laurea Magistrale in “Psicologia Clinico Dinamica” presso l’Università degli Studi di Padova. In seguito all’abilitazione alla Professione di Psicologo e l’iscrizione all’Albo Professionale (sez. A), ho proseguito i miei studi iscrivendomi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Dinamica Integrata presso il “Centro Psicologia Dinamica” di Padova.
    Oltre ad aver lavorato per diversi anni nel settore educativo, dal 2016 al 2017 ho prestato servizio come tirocinante psicologa presso l’Equipe Adozioni di Padova, sita all’interno dell’ULSS6 EUGANEA. Dal 2018 al 2019 ho lavorato come specializzanda in psicoterapia presso il Centro di Salute Mentale dell’ULSS 8 BERICA. Dal 2020 collaboro con il servizio di "Psicologia Ospedaliera" dell'ULSS 8 Berica.
     
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    Lavoro secondo l’approccio dell’Analisi Transazionale (A.T.), teoria psicologica e approccio di psicoterapia che, pur essendo figlia della Psicoanalisi, ha come punto di forza l’utilizzo di concetti concreti, tangibili, e facilmente comprensibili.
    Modello degli stati dell’Io
    Secondo questo modello tutti i modi in cui gli individui si comportano, pensano, e sentono, possono essere ricondotti a tre stati dell’Io, chiamati “Genitore”, “Adulto” e “Bambino”.
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